Tesla tocca i 10 milioni di veicoli prodotti: traguardo storico, ma la crescita si ferma

Dieci milioni di veicoli elettrici costruiti in circa 18 anni. Tesla ha raggiunto il traguardo il 30 luglio 2026 nello stabilimento di Fremont, in California, con una Model Y Diamond Black uscita dalla linea di produzione. È il primo costruttore dedicato esclusivamente alle elettriche a tagliare le otto cifre — un primato che nessun altro marchio EV puro ha ancora sfiorato. Il problema è che questo numero arriva con due anni di ritardo rispetto alle promesse e con gli stabilimenti che girano centinaia di migliaia di unità sotto la loro capacità effettiva.
La casa ha impiegato dodici anni per il primo milione, raggiunto nel 2020, e appena sei anni per passare da uno a dieci milioni. Ma la curva di crescita che per un decennio ha sostenuto la valutazione del titolo si è spezzata. Dopo il record di 1,81 milioni di consegne nel 2023, Tesla ha infilato due anni consecutivi di calo: 1,79 milioni nel 2024 e 1.636.129 unità nel 2025, un -9% anno su anno. La rotta attuale, basata sui 451.758 veicoli prodotti nel secondo trimestre 2026, proietta un ritmo annuale di circa 1,8 milioni — più di mezzo milione sotto la capacità installata.
Due anni di calo e una ripresa fragile
Il 2024 ha segnato il primo declino annuale nella storia delle consegne Tesla. Il 2025 ha confermato la tendenza con un altro scivolone. Il secondo trimestre 2026 ha mostrato un rimbalzo sorprendente: +25% anno su anno rispetto allo stesso periodo del 2025, con 480.126 veicoli consegnati. InsideEVs attribuisce il recupero in buona parte ai prezzi elevati della benzina in Europa, che hanno spinto la domanda di elettriche.
Ma un trimestre positivo non basta a invertire una traiettoria che vede Tesla costruire molto meno di quanto i suoi impianti possano produrre. La capacità installata dichiarata dall'azienda supera i 2,375 milioni di unità annue:
| Stabilimento | Capacità produttiva annua |
|---|---|
| Shanghai | oltre 950.000 |
| Fremont | oltre 550.000 |
| Berlino | oltre 375.000 |
| Texas (Model Y) | 250.000 |
| Texas (Cybertruck) | 125.000 |
| Texas (Cybercab) | 125.000 |
Confrontando questi numeri con il ritmo produttivo attuale, gli impianti operano con oltre 500.000 unità di capacità inutilizzata. Non è un problema di supply chain o di colli di bottiglia: è un problema di domanda.
Una gamma che invecchia e scommesse che non pagano
La ragione è radicata nel catalogo. Model 3 e Model Y restano i due veicoli elettrici più venduti al mondo, ma sono sul mercato rispettivamente dal 2017 e dal 2020. Il Cybertruck, su cui Tesla puntava come volano di volumi, si è rivelato — scrive InsideEVs — un flop commerciale, nonostante una nicchia di fan fedeli. La Cybercab e il Semi sono ancora in rampa di lancio. La Roadster resta in «design development», ferma lì da anni.

Nel frattempo, risorse e attenzione si sono spostate su robotaxi e robot umanoidi Optimus. La flotta di robotaxi — riporta Electrek — si sta restringendo, non allargando. Optimus continua ad accumulare ritardi. Nessuno dei due progetti vende automobili, e il business delle quattro ruote resta quello che finanzia le scommesse su intelligenza artificiale, robotica e guida autonoma.
Tesla aveva definito questa fase come una «pausa tra due ondate di crescita» già nell'aggiornamento agli azionisti del primo trimestre 2024. La prima ondata era Model 3 e Model Y. La seconda doveva essere un veicolo di nuova generazione più economico. A luglio 2026, quell'ondata non è ancora arrivata. InsideEVs segnala che l'azienda starebbe lavorando a un modello compatto «delle dimensioni di una Bolt», ma non c'è alcuna conferma ufficiale.
Il confronto con BYD e lo scoglio dei 20 milioni
Tesla è il primo produttore esclusivamente elettrico a toccare quota dieci milioni. BYD ha raggiunto i 10 milioni di veicoli a nuova energia già nel 2024, ma quel conteggio include sia elettriche pure sia ibride plug-in — una differenza che InsideEVs sottolinea esplicitamente.
I dieci milioni sono anche la metà esatta dei 20 milioni che rappresentano una delle soglie operative del pacchetto retributivo da circa mille miliardi di dollari approvato dagli azionisti per Elon Musk. La tranche azionaria legata a quel traguardo non si sblocca finché Tesla non raddoppia la produzione cumulativa. Con gli impianti attuali sotto-utilizzati e senza nuovi modelli di volume all'orizzonte, la strada per arrivarci appare in salita.
Un'analisi dei numeri di consegna mostra la dimensione del rallentamento: dai 1,81 milioni del 2023 ai 1,636 milioni del 2025, Tesla ha perso circa 174.000 consegne in due anni. Per tornare a crescere in modo significativo servirebbe molto più del rimbalzo congiunturale legato al prezzo dei carburanti. Servirebbero prodotti nuovi.
La scommessa di Musk su autonomia e robotica è stata descritta dall'editorialista di Electrek Fred Lambert come prematura: «Le scommesse non hanno pagato, e c'è la possibilità che non paghino mai, perché l'approccio di Musk all'autonomia sta venendo superato dalla concorrenza».
Il paradosso è netto: Tesla ha dimostrato che le elettriche si possono costruire su scala gigantesca e con profitto — cosa che i costruttori tradizionali stanno ancora inseguendo — ma ha smesso di investire sulla prossima auto elettrica proprio quando serviva per sostenere la crescita.






































