Inverter Fotovoltaico: cos’è e in che modo funziona

Hai sentito parlare di un inverter fotovoltaico ma non hai sufficienti informazioni in merito al suo funzionamento? Un inverter è dispositivo elettronico che ti permetterà di trasformare una corrente continua (CC), in una corrente alternata (AC). Tutto questo aiuterà ad avere in uscita una data tensione e frequenza. Viene usato per una vasta gamma di soluzioni che prevedono l’uso di energia per poter alimentare un dispositivo che funzioni con la rete dimestica, ovvero a 220Volt (in corrente alternata) con una frequenza pari a 50Hz.

In breve possiamo dire che l’inverter fotovoltaico ha la funzione di convertire la corrente fornita dalle batterie collegate al nostro impianto fotovoltaico in corrente 220 Volt alternata.

Inverter fotovoltaico, come funziona?

Il lavoro base dell’inverter è legato alla non facile trasformazione da CC ad AC, ma al tempo stesso monitora molte altre cose. Da un lato si occupa di invertire la corrente mentre va a controllare l’intero impianto, analizzando vari aspetti. Una delle prime cose che garantisce è la gestione dei moduli fotovoltaici che dovranno funzionare e offrire ottime prestazioni. Il tutto viene messo in relazione all’irraggiamento e alla temperatura. Del resto è l’intero impianto del fotovoltaico a dipendere direttamente dall’irraggiamento che riceve. Come seconda funzione va a controllare la rete pubblica e si assicura che l’impianto sia sempre sicuro.

Inoltre ottimizza la potenza dell’impianto e va a estrarre dai moduli solari la potenza più alta che sia possibile da ogni situazione. Se dovessero poi verificarsi eventuali problematiche o anomalie sulla rete di alimentazione l’inverter fotovoltaico è responsabile di accorgersene, andando a intervenire.

Avrai a tua disposizione dati sempre aggiornati e interfacce di comunicazione per verificare i parametri e il funzionamento dell’intero impianto.

Vista la vasta quantità di operazioni che assicura, è consigliabile assicurarsi che la struttura stessa del nostro inverter fotovoltaico venga ben protetta. E’ fondamentale controllare la temperatura dell’involucro che lo avvolge, poiché influisce sul grado di rendimento del dispositivo. E’ bene avere quindi un sistema di raffreddamento dell’involucro che sia affidabile: solo in questo modo il nostro apparecchio sarà al sicuro.

Quali tipologie di inverter troviamo sul mercato?

Per aiutarti a muoverti con maggiore dimestichezza all’interno del vasto settore degli inverter fotovoltaico, abbiamo scelto di fornirti una piccola classificazione. Quando ci si avvicina a questo dispositivo è bene considerare prima di tutto la sua potenza, poi le dimensioni e la tipologia a cui appartengono. Generalmente gli impianti residenziali che vengono installati sul tetto di casa hanno un valore che si aggira attorno ai 5 kW; nel caso dei commerciali ci si sposta tra i 10 e 20 kW. Solo se parliamo di vere centrali allora si supera il valore di 500 kW per spingersi fino a 800.

Il suo obiettivo è quello di garantire una bassa necessità di manutenzione che sia proporzionale a una lunga durata nel tempo. Ti consigliamo per questo di puntare sempre su un tipo di modello che, senza manutenzione, possa arrivare a quota 25 anni.

Un inverter fotovoltaico può essere monofase se hai un piccolo impianto, oppure trifase se gli impianti sono più grandi. Alcuni presentano un trasformatore che permette anche la messa a terra dei moduli fotovoltaici, fondamentale in alcuni casi. Quando sono sprovvisti questi dispositivi risultano essere più leggeri e compatti, senza contare che lo stesso rendimento risulta essere maggiore. Questo è fondamentale quando si vuole scendere un modello adatto alle proprie esigenze. Ricorda sempre che un inverter fotovoltaico  raggiunge un grado di rendimento pari al 98%.

inverte fotovoltaico

Inverter fotovoltaico con accumulo e stand alone

Uno dei principali problemi del fotovoltaico è la discontinuità di produzione di energia. Per evitare tutto questo dovrai puntare su un inverter fotovoltaico con accumulo. Come dice il suo nome ha lo scopo di raccogliere l’energia prodotta dall’impianto trattenendola, per poterla poi usare in un secondo momento. Generalmente si usa quando non è prodotta energia, come avviene durante la notte. Tale caratteristica lo trasforma in un impianto autosufficiente che avrà unità di accumulo studiata per essere eventualmente integrato anche con un altro sistema già installato in precedenza. Con questa soluzione si arriva a coprire circa il 75% dell’autoconsumo per una famiglia.

Nel caso, invece, degli inverter fotovoltaici stand alone (possono anche essere chiamati a isola oppure offgrid), il lavoro svolto è in totale autonomia rispetto alla rete. Cosa significa tutto questo?  L’impianto è indipendente e non ha alcun collegamento. E’ concepito principalmente per alimentare utenze che sono più isolate, come avviene per una casa di campagna o in montagna. In tali condizioni spesso l’allacciamento alla rete elettrica pubblica rischia di essere impossibile o dispendioso. Mentre questa soluzione è non solo efficiente ma anche ecologica ed economica.

In entrambi i casi, nello specifico nel secondo, parliamo di modelli che sono pensati per essere installati in modo rapido e con totale velocità. Vengono accompagnati da dispositivi per il stand alone che permettano l’interfaccia e il collegamento su vari moduli con gestione dell’impianto in totale autonomia, anche da remoto.

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