Il Clean Energy Regulator australiano ha sospeso 21 società dal programma di incentivi per il fotovoltaico residenziale nel secondo trimestre 2026. Non si tratta di un semplice giro di vite burocratico: il regolatore ha reso operativo uno strumento di analisi delle immagini assistito dall’intelligenza artificiale per scovare etichette mancanti e foto di verifica contraffatte, e ha avviato il procedimento per bandire un retailer che dichiarava completi impianti mai entrati in funzione. La posta in gioco è duplice: la tutela di migliaia di consumatori e l’integrità di un mercato che nel 2023 ha superato i 20 GW di capacità installata sui tetti australiani.
Cosa è successo alle 21 aziende sospese?
Tutte e 21 le società sono state estromesse in modo permanente dal Small-scale Renewable Energy Scheme (SRES), il meccanismo che finanzia la detrazione per pannelli solari e batterie domestiche attraverso il commercio dei certificati STC. L’intervento riguarda il trimestre aprile-giugno 2026 ed è stato comunicato nel Quarterly Compliance Update pubblicato il 23 luglio 2026.
Il motivo principale, secondo il regolatore, è che queste aziende risultavano cancellate dal registro ASIC – l’equivalente del nostro Registro Imprese – e quindi non erano più soggetti giuridici in grado di operare. I requisiti di idoneità, ricorda il CER, non si esauriscono al momento dell’accreditamento: «Fit and proper person requirements are an ongoing obligation» – i partecipanti devono dimostrare costantemente di rispettare la legge e di avere l’integrità e la competenza per operare nello schema.
Asun Solar e il retailer anonimo: i due casi più gravi
Due vicende si distinguono per gravità dal lotto delle 21 sospensioni.
Asun Solar Pty Ltd, retailer e installatore di impianti su tetto, ha subito la cancellazione della registrazione ai sensi del Renewable Energy (Electricity) Act 2000. L’azienda non ha risposto a un avviso formale e non è stata in grado di dimostrare le capacità tecniche, le competenze e le pratiche commerciali richieste a un agente accreditato.
Più pesante ancora il caso di un retailer non nominato pubblicamente. Il CER gli ha notificato l’intenzione di renderlo ineligibile a firmare le dichiarazioni necessarie per creare certificati STC per un periodo fino a tre anni. Le prime verifiche hanno accertato che il retailer ha reso dichiarazioni false o fuorvianti, certificando come «completi e in grado di generare elettricità» diversi impianti fotovoltaici che in realtà non lo erano.
Il messaggio di Carl Binning, presidente facente funzione del CER, è tagliente: «False statements and incomplete work will not be tolerated». E ancora: «Stiamo avvertendo gli installatori che respingeremo le loro domande e li rimanderemo in cantiere se le cose non sono fatte bene la prima volta».

L’AI scende in campo contro etichette false e selfie di comodo
La novità tecnologica di questo giro di vite è l’entrata in funzione di uno strumento di analisi delle immagini assistito dall’intelligenza artificiale. Il sistema è progettato per passare al setaccio le foto che gli installatori devono obbligatoriamente caricare a corredo di ogni pratica: dal 1° marzo 2026 le etichette delle batterie domestiche vanno fotografate con geolocalizzazione e timestamp.
L’AI aiuta gli ispettori del CER a individuare in tempi rapidi:
- Etichette mancanti sulle installazioni
- Anomalie nei metadati delle immagini
- Possibili selfie di verifica contraffatti – le cosiddette IOV (Installer On-site Verification) che devono ritrarre l’installatore accreditato effettivamente presente in cantiere
Il CER precisa che le decisioni restano in capo agli ispettori umani: l’AI si limita a segnalare i casi sospetti per la revisione. Ma il salto di efficacia è evidente, e il regolatore può ora setacciare migliaia di pratiche che prima sfuggivano ai controlli manuali.
Perché la conformità ora è un problema sistemico
La stretta arriva in un momento in cui il solare su tetto australiano è sotto osservazione incrociata.
Da un lato, il mercato residenziale corre: i 20 GW superati nel 2023 sono un traguardo reso possibile proprio dagli incentivi SRES. Dall’altro, il segmento commerciale e industriale resta al palo. Un rapporto pubblicato a giugno 2026 dall’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA) ha quantificato in appena 5,6 GW il fotovoltaico installato dalle aziende australiane, a fronte di un potenziale tecnico compreso tra 17 e 31 GW al 2050. Un «missing middle» che gli analisti descrivono come schiacciato tra gli incentivi per le famiglie e i meccanismi di supporto per i grandi impianti a terra.
C’è poi la questione dell’affidabilità della generazione dichiarata. A giugno 2026 la produzione solare complessiva è calata del 21%, mentre un picco dei prezzi all’ingrosso a fine mese ha spinto le quotazioni sopra i 120 dollari australiani al megawattora (circa 84 dollari USA). Quando la capacità certificata non corrisponde a quella realmente disponibile, l’effetto si propaga sulla rete e sui prezzi.
Considerando il ritmo delle sospensioni – 21 aziende in un solo trimestre – il CER sta mandando un segnale che va oltre il caso singolo: con una media di un’azienda estromessa ogni quattro giorni, il regolatore sta dicendo che la fase del «crescere a tutti i costi» è finita. Per i consumatori italiani il parallelo è immediato: anche in Europa la crescita del fotovoltaico residenziale sta portando a un inasprimento dei controlli sugli installatori, e il modello australiano – AI inclusa – potrebbe diventare un riferimento.
Fonti
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