«Una svolta nelle batterie conta solo se può essere prodotta su larga scala», ha dichiarato Siyu Huang, CEO di Factorial Energy. La sua azienda ha firmato il 29 luglio 2026 un memorandum d’intesa con il colosso sudcoreano SK On per valutare se gli attuali impianti agli ioni di litio possano essere riconvertiti alla produzione di batterie a stato solido. L’obiettivo è chiaro: trasformare una tecnologia da laboratorio in un prodotto industriale, riducendo i tempi di arrivo sul mercato dei veicoli elettrici.
Un memorandum per testare la fattibilità produttiva
L’intesa prevede una valutazione congiunta della piattaforma FEST® (Factorial Electrolyte System Technology) per capire se e come le linee di produzione esistenti di SK On possano supportare la futura fabbricazione di celle a stato solido. L’idea di fondo è evitare di costruire nuove fabbriche dedicate, accelerando la commercializzazione e contenendo i costi di industrializzazione.
La collaborazione combina la tecnologia proprietaria di Factorial con la vasta esperienza manifatturiera di SK On. L’azienda sudcoreana gestisce oltre 200 GWh di capacità annua nel mondo, di cui circa 100 GWh soltanto negli Stati Uniti, compreso l’impianto da 22 GWh a Commerce, in Georgia. «Il loro footprint produttivo copre alcuni degli stabilimenti più avanzati al mondo, e la loro competenza sarà decisiva per capire come integrare la tecnologia a stato solido negli ecosistemi produttivi globali», ha aggiunto Huang.
I numeri delle celle FEST: densità, cicli e ricarica rapida
Le celle semi-solide e solide di Factorial sono già in fase di test avanzata su prototipi reali. I dati tecnici dichiarati per le celle FEST da 77 Ah parlano chiaro:
- Densità energetica: 375 Wh/kg
- Cicli di vita: oltre 600
- Ricarica 15-90%: 18 minuti
- Range di temperatura operativa: da -30 °C a +45 °C
- Discharge rate: 4C
Un prototipo di Mercedes-Benz EQS equipaggiato con queste batterie ha percorso 745 miglia (circa 1.200 km) con una singola carica; InsideEVs riporta 749 miglia per lo stesso test, con 84 miglia di autonomia residua al termine del tragitto. Stellantis ha invece integrato le celle FEST nella piattaforma STLA Large, avviando i test su strada con una Dodge Charger Daytona.

SK On, un partner da 200 GWh globali
SK On è tra i maggiori produttori mondiali di batterie per veicoli elettrici e rifornisce case come Hyundai Motor Group, Ford, Volkswagen e Ferrari. Metà della sua capacità installata si trova negli Stati Uniti, un dettaglio che rende l’accordo particolarmente rilevante per il mercato nordamericano.
Ki-soo Park, responsabile dell’Institute of Future Technology di SK On, ha spiegato che la collaborazione servirà a valutare la prontezza tecnica e la sostenibilità manifatturiera delle tecnologie a stato solido, in linea con gli investimenti dell’azienda nell’innovazione delle batterie di nuova generazione.
Una strategia “capital-light” per accelerare
Factorial non intende costruire stabilimenti propri. La startup del Massachusetts sta tessendo una rete di accordi con produttori già affermati per adattare le linee esistenti, una strategia che potrebbe accorciare drasticamente i tempi di ingresso sul mercato. InsideEVs segnala che memorandum analoghi sono stati firmati con LG Chem e con i fornitori sudcoreani di materiali Philenergy e Posco Future M.
L’attuale intesa con SK On non è vincolante: i prossimi passi dipenderanno dagli esiti delle valutazioni tecniche. Se la riconversione degli impianti risulterà fattibile, il settore potrebbe disporre di una scorciatoia concreta verso la produzione di massa delle batterie a stato solido.
Metà della capacità negli USA, una scommessa nordamericana
Un dato su tutti: 100 GWh dei 200 GWh globali di SK On sono installati negli Stati Uniti. Significa che metà della potenza produttiva del partner scelto da Factorial si trova già sul suolo americano, a ridosso degli stabilimenti di Stellantis, Ford e Hyundai. Se l’adattamento delle linee funzionerà, la filiera nordamericana delle batterie a stato solido potrebbe nascere senza la necessità di investimenti greenfield miliardari.
La vera partita, più che sulla chimica, si gioca sulla capacità di riutilizzare l’esistente. L’intesa Factorial-SK On è il tentativo più strutturato di rispondere a questa domanda.
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