L’ente federale statunitense per la sicurezza stradale ha respinto la richiesta di aprire un’indagine per difetto sulle maniglie interne della Tesla Model 3, ma ha accolto una petizione parallela per avviare un regolamento che imponga a tutti i costruttori sistemi di uscita di emergenza robusti e facilmente individuabili. Il risultato è uno scenario diviso a metà: nessun richiamo immediato per i proprietari Tesla, mentre l’industria automobilistica si prepara a nuovi vincoli che potrebbero riscrivere il design delle portiere di ogni vettura in circolazione tra qualche anno.
La petizione respinta: un solo reclamo su 179.031 Model 3
La decisione, pubblicata il 24 luglio 2026, riguarda 179.031 esemplari di Model 3 dell’anno modello 2022. A chiedere l’indagine era stato, il 7 novembre 2025, il proprietario Kevin Clouse, secondo cui i comandi meccanici di emergenza per l’apertura delle porte – nascosti e privi di etichettatura – violerebbero lo standard federale FMVSS 206, che disciplina serrature, chiavistelli e cerniere per evitare l’espulsione degli occupanti in caso di incidente.
L’NHTSA ha però trovato un’unica segnalazione a sostegno di questa tesi, e la pratica risaliva proprio al veicolo di Clouse. In sostanza, su oltre 179 mila auto esaminate al 13 marzo 2026, il database dell’agenzia conteneva un solo reclamo relativo al rilascio manuale nascosto che avrebbe creato un rischio di intrappolamento. L’ente ha quindi concluso che non esistono prove sufficienti per ipotizzare un difetto legato alla sicurezza, anche perché lo standard attuale non contiene alcun requisito sull’etichettatura o sul posizionamento dei comandi meccanici – di fatto, non c’è una regola da far rispettare.
L’altra strada: un regolamento federale per le uscite di emergenza
Mentre respingeva la petizione di Clouse, l’NHTSA ha dato il via libera a un’iniziativa parallela. Il 4 novembre 2025 era stata depositata un’istanza separata presso l’Ufficio Regolamentazione, che chiedeva di creare uno standard federale per «un sistema di uscita dalle porte robusto ed evidente in tutti i veicoli a motore». L’agenzia ha dichiarato che avvierà un procedimento formale di rulemaking proprio per affrontare il rischio descritto in questi termini: «Un comando di apertura nascosto o difficile da localizzare può impedire al conducente o ai passeggeri di abbandonare il veicolo in caso di emergenza, come un incidente o un incendio».

Si tratta di un percorso molto diverso da un’indagine per difetto. Il rulemaking non mira a un singolo modello e non produce richiami a breve termine: serve a riscrivere le regole per l’intero parco auto futuro, attraverso un processo che include consultazioni pubbliche e può durare anni. Qualunque obbligo finale si applicherà soltanto ai veicoli omologati dopo l’entrata in vigore della norma, non ai milioni di esemplari già su strada. Non è un caso isolato: la Cina ha già annunciato che imporrà regole più stringenti su maniglie interne ed esterne a partire dal 2027.
Il quadro più ampio: 15 vittime, indagini aperte e un disegno di legge
La decisione arriva in un momento carico di tensione per Tesla. Negli ultimi dodici mesi l’NHTSA ha avviato un’indagine sulle maniglie della Model Y dopo le segnalazioni di bambini rimasti intrappolati nei sedili posteriori a causa della batteria da 12 volt scarica, e un’inchiesta parallela sui rilasci di emergenza della Model 3, proprio i veicoli al centro della petizione appena respinta. A gennaio 2026 il Congresso ha presentato il SAFE Exit Act, citando 15 decessi attribuiti a problemi di accesso alle maniglie, mentre Tesla sta affrontando una serie di cause legali per incidenti mortali legati alle portiere.
Le vetture Tesla sono tutte dotate di comandi meccanici di emergenza su tutte e quattro le porte, ma la loro posizione varia a seconda dell’anno e del modello, e molti proprietari – e soprattutto i soccorritori – non ne conoscono l’esistenza o il funzionamento. L’azienda ha già introdotto una modifica in Cina per combinare l’azionamento elettronico e quello manuale in un’unica manovra. Il nuovo regolamento federale non si sovrappone direttamente alle inchieste in corso, ma conferma che l’agenzia considera il tema abbastanza serio da meritare un intervento strutturale.
Nessun richiamo immediato: cosa significa per i proprietari Tesla
Il rigetto della petizione non mette fine ai controlli già aperti, che potrebbero ancora sfociare in una richiesta di richiamo. Tuttavia, per chi guida oggi una Model 3 o una Model Y, la sostanza non cambia: l’auto resta identica, e il rilascio manuale di emergenza va cercato nel punto indicato dal manuale di uso e manutenzione. L’eventuale standard futuro non avrà effetto retroattivo, quindi non obbligherà Tesla a modificare i veicoli già consegnati.
Una vittoria tattica per Tesla, ma un segnale per tutta l’industria
Sul piano immediato Tesla evita un richiamo che avrebbe coinvolto decine di migliaia di esemplari e tempi di esecuzione serrati. L’assenza di reclami diffusi – un solo caso su 179.031 veicoli, pari a una frequenza dello 0,0559% (circa lo 0,056%) – ha reso insostenibile l’ipotesi di un difetto documentato. Ma la scelta dell’NHTSA di aprire comunque un rulemaking indica che il problema non è la frequenza del guasto, bensì la progettazione di fondo: affidare l’apertura delle portiere all’elettronica e nascondere il comando manuale in un punto non immediato crea un rischio di intrappolamento che il regolatore considera reale. Se il percorso normativo andrà avanti, la definizione di “sistema di uscita robusto ed evidente” potrebbe diventare un requisito omologativo globale, allineandosi di fatto alle richieste già anticipate dalla Cina. Per Tesla – e per chiunque progetti maniglie a scomparsa e pulsanti senza feedback meccanico – sarà il momento di ripensare l’abitacolo prima ancora che arrivi un ordine di richiamo.
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