Categoria: Auto Elettriche

Ford Fathom: il pick-up elettrico da 29.000 dollari che cambia le regole del mercato

Ford ha scelto la strada più diretta per riportare il pick-up elettrico al centro del mercato: un nome nuovo, un prezzo sotto i 30.000 dollari e una dotazione che non fa rimpiangere i modelli a benzina. Il Ford Fathom — questo il nome ufficiale svelato il 6 agosto 2026 — è il primo veicolo nato sulla piattaforma EV universale della casa di Dearborn e arriverà nelle mani dei clienti nell'autunno 2027. La partita non è solo tecnologica: è una scommessa su chi, finora, non poteva permettersi un pick-up elettrico.

Il prezzo è l'arma: sotto i 30.000 dollari, con tutto quello che serve

Il Fathom parte da un MSRP di 28.350 dollari per la versione con batteria standard-range, cifra che sale a 29.945 dollari includendo la quota di destinazione di 1.595 dollari. Sono circa 3.500 dollari in più rispetto allo Slate, il pick-up elettrico più economico d'America fermo a 26.400 dollari, ma con una differenza sostanziale: lo Slate arriva con finestrini a manovella e senza touchscreen di serie, mentre Ford ha imboccato la direzione opposta.

Kay Hart, general manager di Ford Model e, è categorica: «It is not a stripped down vehicle. We have given customers content that we know that they love and taken out costs where we know they don't.» Tradotto: niente rinunce su ciò che conta davvero.

Di serie su ogni Fathom troviamo:

  • Schermo touch ad alta risoluzione con integrazione nativa di Apple Maps per la pianificazione dei percorsi con soste di ricarica
  • Compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto
  • Sistema BlueCruise (hands-free driving) installato, con attivazione a pagamento sulla versione base
  • Ricarica bidirezionale, per alimentare elettrodomestici o partecipare ai programmi demand-response delle utility locali
  • Chiave digitale
  • Frunk (baule anteriore)

Il posizionamento è chiaro: Ford non vuole competere sul prezzo più basso in assoluto, ma sul rapporto tra costo e contenuto. Una strategia che punta a intercettare chi usa il pick-up come veicolo lifestyle, non solo come mezzo da lavoro.

Cosa sappiamo (e cosa no) su batteria e autonomia

Ford non ha ancora comunicato i dati ufficiali su capacità della batteria e autonomia. Hart ha però indicato che l'azienda sa bene cosa cerca il mercato: «We know that there are customers that are looking for 300 miles of range. So we will have options, but we're not in a position to announce what that range is at this stage.»

Il Fathom utilizzerà celle prismatiche al litio-ferro-fosfato (LFP) prodotte in Michigan, nello stabilimento BlueOval Battery Park Michigan da 3 miliardi di dollari, con tecnologia licenziata dal colosso cinese CATL. L'assemblaggio del veicolo avverrà a Louisville, Kentucky, con un processo produttivo radicalmente nuovo chiamato «assembly tree».

Pick-up elettrico in carica accanto a pannelli solari e pale eoliche su un paesaggio industriale luminoso dal cielo azzurro
Con il Fathom sotto i 30.000 dollari, Ford riporta il pick-up elettrico accessibile al centro del mercato.

Le consegne sono previste per l'autunno 2027, con prenotazioni che apriranno all'inizio dello stesso anno.

Perché il nome Fathom (e perché proprio ora)

La scelta del nome ha richiesto nove mesi di lavoro. Ford spiega di aver cercato un termine che comunicasse profondità e comprensione — il significato letterale di «fathom», unità di misura nautica pari a sei piedi usata per scandagliare i fondali, ma anche verbo che significa «penetrare e arrivare a comprendere».

Il distacco dalla tradizione è voluto. Dopo il F-150 Lightning, che portava un nome storico, Ford ha deciso di dare al Fathom una personalità autonoma. E lo fa in un momento delicato: nel 2025 l'azienda ha registrato una svalutazione da 19,5 miliardi di dollari legata a progetti EV cancellati, e il Lightning è stato discontinuato perché ritenuto non redditizio. Il Fathom rappresenta il secondo tentativo di Ford nel mercato elettrico moderno, con un approccio completamente diverso.

Il contesto: benzina alle stelle e credito d'imposta sparito

Il lancio del Fathom arriva in una finestra di mercato particolare. Da febbraio 2026, con l'attacco ordinato da Donald Trump all'Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, il prezzo della benzina è schizzato rendendo il costo totale di possesso (TCO) di un veicolo elettrico ancora più competitivo rispetto ai modelli a combustione.

Sul fronte incentivi, invece, la situazione è meno favorevole: il credito d'imposta federale di 7.500 dollari per i veicoli elettrici è stato eliminato dalla maggioranza repubblicana al Congresso nel settembre 2025. Il prezzo aggressivo del Fathom va letto anche come risposta a questo vuoto: se lo Stato non aiuta, tocca al listino.

Il confronto con il mercato dei pick-up a benzina è diretto. Il Fathom si posiziona nella stessa fascia di prezzo del Ford Maverick a combustione, ma Hart esclude cannibalizzazioni: «They are definitely two very different products, serving two very different customers and lifestyles.»

Il vero banco di prova è la redditività

Il prezzo di partenza comunica accessibilità, ma il dettaglio della quota di destinazione rivela un meccanismo psicologico: 28.350 dollari sono la cifra che resta impressa, ma il costo reale per il cliente è di 29.945 dollari. Una differenza di 1.595 dollari che Ford gestisce con la stessa strategia dell'intero settore auto, ma che in un segmento dove ogni dollaro conta può fare la differenza nella percezione dell'acquirente.

La scommessa più grande, però, è un'altra. Il Fathom nasce dopo una svalutazione da 19,5 miliardi su progetti EV cancellati e dopo l'abbandono del Lightning perché non redditizio. Il prezzo sotto i 30.000 dollari è aggressivo, ma lo è in un mercato dove i margini sui pick-up elettrici sono storicamente difficili da difendere. La domanda non è se il Fathom venderà — il segmento pickup negli Stati Uniti è enorme e il TCO rispetto ai benzina è oggi più favorevole che mai — ma se riuscirà a vendere senza ripetere l'esperienza del Lightning: volumi insufficienti a coprire i costi.

Fonti

MyFirstEV California: l’incentivo da 3.500 dollari è attivo da agosto, ma i fondi stanno già finendo

Con il credito d’imposta federale da 7.500 dollari cancellato in anticipo lo scorso anno, la California ha appena acceso il suo programma di rilancio: MyFirstEV, un fondo da 135,5 milioni di dollari che garantisce uno sconto immediato di 3.500 dollari sull’acquisto di veicoli elettrici nuovi e 1.750 dollari su quelli usati. I dettagli diffusi dal California Air Resources Board (CARB) il 5 agosto chiariscono finalmente quali modelli entrano nell’incentivo, con quali tempistiche e – particolare che orienta le scelte – quale produttore sta già esaurendo i fondi: Tesla ha già utilizzato il 50% della sua dotazione.

Quali Tesla rientrano nell’incentivo e perché il prezzo d’accesso conta più del listino pieno

Non tutti i veicoli elettrici sotto i 50.000 dollari di MSRP accedono automaticamente al programma: sono i produttori a decidere quali allestimenti e versioni ammettere allo sconto. Un portavoce CARB ha precisato che il tetto di prezzo si applica al modello base della gamma, non alla versione effettivamente acquistata. Questo significa che una Model Y Performance, che sul configuratore supera abbondantemente i 50.000 dollari, resta idonea perché la Model Y parte da una cifra ben inferiore.

Tesla sta applicando l’incentivo solo ai veicoli già in stock (non agli ordini personalizzati), e quell’inventario si è assottigliato rapidamente. Al momento della pubblicazione delle informazioni, restavano poche unità di Model Y Performance. L’azienda segnala sul proprio sito che il 50% dei fondi è già stato utilizzato.

I 14 produttori ammessi e il calendario di lancio

L’adesione al programma richiedeva l’impegno entro il 30 giugno 2026 e un veicolo idoneo pronto entro settembre. Ecco chi partecipa e quando parte lo sconto:

Auto elettrica in ricarica a una pensilina solare in California, incentivi per i veicoli elettrici
La California lancia MyFirstEV, sconti fino a 3.500 dollari sui veicoli elettrici nuovi: i fondi però stanno già esaurendosi.
ProduttoreAvvio incentivo
ChevroletAgosto 2026
FordAgosto 2026
HyundaiAgosto 2026
KiaAgosto 2026
LucidAgosto 2026
TeslaAgosto 2026
HondaSettembre 2026
LexusSettembre 2026
SubaruSettembre 2026
ToyotaSettembre 2026
MitsubishiNovembre 2026
NissanProssimamente
RivianProssimamente
VolvoProssimamente

Lucid e Rivian, avendo sede in California, non sono soggette al tetto MSRP di 50.000 dollari: tutte le loro gamme superano quella soglia e la deroga le mantiene dentro il perimetro dell’incentivo. Le ibride plug-in sono escluse; le auto a idrogeno, invece, sono ammesse.

Usato: due vincoli stringenti che restringono la platea

Sul fronte delle auto di seconda mano, il tetto è di 25.000 dollari di prezzo di vendita. CARB impone però due condizioni che tagliano fuori una fetta rilevante di offerta:

  • Il veicolo deve avere almeno due anni-modello in meno rispetto all’anno di acquisto. Oggi, ad agosto 2026, significa modelli 2024 o precedenti.
  • L’incentivo vale solo per usato certificato venduto da concessionarie ufficiali. Niente sconto, quindi, per auto acquistate presso rivenditori indipendenti o negozi specializzati in elettrico.

Una corsa contro il tempo: il calcolo che spiega perché conviene muoversi adesso

Il fondo stanziato (135,5 milioni) e il contributo combinato per ogni auto nuova (3.500 dollari, metà dallo Stato e metà dal produttore) delineano un bacino teorico massimo. Dividendo il budget totale per l’incentivo pieno si arriva a circa 38.714 veicoli nuovi. Questo massimo è ben al di sotto della stima CARB di 73.000 veicoli puliti complessivi, che include anche gli usati – con un incentivo dimezzato – e quindi può raggiungere un numero più alto di acquirenti. Il 50% già consumato da Tesla indica che presso i marchi più richiesti l’esaurimento dei fondi può arrivare nel giro di settimane, non mesi.

Questo meccanismo trasforma l’incentivo in un’opportunità a scadenza variabile: chi compra un’elettrica a settembre – quando si attiveranno Honda, Lexus, Subaru e Toyota – troverà probabilmente più disponibilità residua rispetto a chi si presenta oggi da un concessionario Chevrolet o Hyundai. La variabile non è più solo quale modello scegliere, ma da quale produttore passare prima che il suo plafond si azzeri.

Fonti

EVgo piazza 500 colonnine rapide dove gli americani fanno la spesa

L'espansione delle infrastrutture di ricarica negli Stati Uniti sta cambiando marcia: EVgo installerà oltre 500 nuovi stalli DC fast charging nei parcheggi dei centri commerciali Brixmor Property Group, portando la ricarica rapida nei luoghi dove ogni anno transitano più di 900 milioni di visite di consumatori. L'iniziativa trasforma una commissione rapida al supermercato o un pranzo fuori nell'occasione per un rabbocco completo, riducendo uno degli attriti più citati da chi valuta il passaggio all'elettrico: dove e quando ricaricare senza stravolgere la giornata.

Dove arrivano i nuovi caricatori e con quali tempistiche

Il rollout riguarda centri commerciali di prossimità — open-air neighborhood shopping center con un supermercato o un discount come ancora principale, non mall chiusi. Brixmor possiede 346 proprietà in 29 stati: tenant tipici includono Kroger, Publix, TJ Maxx e Ross Stores.

Le nuove installazioni copriranno almeno 90 centri commerciali Brixmor, più di un quarto del portafoglio dell'operatore immobiliare. I primi stati coinvolti sono Florida, Illinois, Minnesota, New Jersey, Pennsylvania e Texas. Il primo sito ad aprire sarà Barn Plaza a Doylestown, circa 30 miglia a nord di Philadelphia: un centro ancorato da Whole Foods Market con Barnes & Noble, Pottery Barn e Shake Shack tra gli altri esercizi.

Ogni nuova postazione potrà ospitare fino a 12 caricatori DC fast e, secondo InsideEVs, ciascuno potrà erogare fino a 350 kW e servire due veicoli contemporaneamente; EVgo non ha ancora confermato ufficialmente le velocità di ricarica per questi siti. L'inizio dei lavori è previsto entro la fine del 2026.

Una strategia a doppio binario: centri commerciali e corridoi autostradali

L'espansione con Brixmor non è l'unica leva su cui EVgo sta spingendo. In parallelo, la rete nata dalla collaborazione con Pilot Company e General Motors ha superato le 300 località (circa 1.300 stalli di ricarica) distribuite su 40 stati. È una copertura che raggiunge il 75% del territorio contiguo degli Stati Uniti, servendo oltre 2,2 milioni di miglia quadrate.

Colonnine di ricarica rapida nei parcheggi dei centri commerciali americani, auto elettriche in carica sotto il sole
La ricarica rapida arriva nei parcheggi dei centri commerciali, dove la sosta diventa l'occasione per un rabbocco completo.

La differenza tra le due reti è funzionale:

TipologiaContesto d'usoCaratteristiche
EVgo-BrixmorRicarica quotidiana mentre si fanno acquisti o commissioniFino a 12 stalli da 350 kW, integrati in centri commerciali di quartiere
EVgo-Pilot-GMViaggi a lunga percorrenza su corridoi interstataliStazioni presidiate 24/7, servizi igienici, ristorazione, tettoie protettive, stalli pull-through per veicoli con rimorchio

La rete autostradale ha ottenuto un rating PlugShare di 9,41 su 10 a luglio 2026 — un dato che misura la soddisfazione reale degli utenti e che colloca questa infrastruttura tra le più apprezzate del paese. Lanciata nel 2022, la partnership punta a 2.000 stalli su 500 località a livello nazionale.

Cosa significa per chi guida un'elettrico oggi

Scott Levitan, Executive Vice President of Growth di EVgo, descrive la logica dell'operazione senza giri di parole: «I conducenti americani vogliono opzioni di infrastruttura che si integrino senza attriti nella loro routine, e i centri commerciali sono il luogo ideale per fare la spesa, mangiare un boccone o acquistare mentre si ricarica».

L'integrazione fra ricarica e spesa quotidiana non è una novità assoluta — EVgo installò il suo primo caricatore in un centro Brixmor già nel 2016 a Pleasanton, California — ma la scala attuale cambia il calcolo. In un tipico centro ancorato a un supermercato, i 20-30 minuti che un automobilista trascorrerebbe aspettando durante la ricarica diventano il tempo per fare acquisti, mangiare un boccone o sbrigare altre commissioni, senza dover attendere passivamente.

La rete EVgo conta oggi, secondo i dati del Dipartimento dell'Energia statunitense, 5.158 porte DC individuali distribuite su 1.178 località in tutto il paese. Aggiungere 500 stalli in contesti ad altissimo traffico pedonale e automobilistico — Brixmor dichiara oltre 900 milioni di visite annue — significa posizionare l'infrastruttura esattamente dove la domanda latente è più densa.

La mossa ha una conseguenza operativa diretta: per chi non dispone di ricarica domestica, trovare una colonnina rapida nel parcheggio del supermercato che già frequenta due o tre volte a settimana riduce la dipendenza dalla pianificazione e avvicina l'esperienza di possesso di un'elettrica a quella di un'auto tradizionale, dove il "pieno" diventa un'attività passiva agganciata a qualcosa che si sarebbe fatto comunque.

Fonti

Tesla tocca i 10 milioni di veicoli prodotti: traguardo storico, ma la crescita si ferma

Dieci milioni di veicoli elettrici costruiti in circa 18 anni. Tesla ha raggiunto il traguardo il 30 luglio 2026 nello stabilimento di Fremont, in California, con una Model Y Diamond Black uscita dalla linea di produzione. È il primo costruttore dedicato esclusivamente alle elettriche a tagliare le otto cifre — un primato che nessun altro marchio EV puro ha ancora sfiorato. Il problema è che questo numero arriva con due anni di ritardo rispetto alle promesse e con gli stabilimenti che girano centinaia di migliaia di unità sotto la loro capacità effettiva.

La casa ha impiegato dodici anni per il primo milione, raggiunto nel 2020, e appena sei anni per passare da uno a dieci milioni. Ma la curva di crescita che per un decennio ha sostenuto la valutazione del titolo si è spezzata. Dopo il record di 1,81 milioni di consegne nel 2023, Tesla ha infilato due anni consecutivi di calo: 1,79 milioni nel 2024 e 1.636.129 unità nel 2025, un -9% anno su anno. La rotta attuale, basata sui 451.758 veicoli prodotti nel secondo trimestre 2026, proietta un ritmo annuale di circa 1,8 milioni — più di mezzo milione sotto la capacità installata.

Due anni di calo e una ripresa fragile

Il 2024 ha segnato il primo declino annuale nella storia delle consegne Tesla. Il 2025 ha confermato la tendenza con un altro scivolone. Il secondo trimestre 2026 ha mostrato un rimbalzo sorprendente: +25% anno su anno rispetto allo stesso periodo del 2025, con 480.126 veicoli consegnati. InsideEVs attribuisce il recupero in buona parte ai prezzi elevati della benzina in Europa, che hanno spinto la domanda di elettriche.

Ma un trimestre positivo non basta a invertire una traiettoria che vede Tesla costruire molto meno di quanto i suoi impianti possano produrre. La capacità installata dichiarata dall'azienda supera i 2,375 milioni di unità annue:

StabilimentoCapacità produttiva annua
Shanghaioltre 950.000
Fremontoltre 550.000
Berlinooltre 375.000
Texas (Model Y)250.000
Texas (Cybertruck)125.000
Texas (Cybercab)125.000

Confrontando questi numeri con il ritmo produttivo attuale, gli impianti operano con oltre 500.000 unità di capacità inutilizzata. Non è un problema di supply chain o di colli di bottiglia: è un problema di domanda.

Una gamma che invecchia e scommesse che non pagano

La ragione è radicata nel catalogo. Model 3 e Model Y restano i due veicoli elettrici più venduti al mondo, ma sono sul mercato rispettivamente dal 2017 e dal 2020. Il Cybertruck, su cui Tesla puntava come volano di volumi, si è rivelato — scrive InsideEVs — un flop commerciale, nonostante una nicchia di fan fedeli. La Cybercab e il Semi sono ancora in rampa di lancio. La Roadster resta in «design development», ferma lì da anni.

Tesla raggiunge i 10 milioni di veicoli prodotti: traguardo storico ma la crescita rallenta
Sistema di trasporto automatizzato all'interno di uno stabilimento manifatturiero. Foto di Michael Li su Pexels

Nel frattempo, risorse e attenzione si sono spostate su robotaxi e robot umanoidi Optimus. La flotta di robotaxi — riporta Electrek — si sta restringendo, non allargando. Optimus continua ad accumulare ritardi. Nessuno dei due progetti vende automobili, e il business delle quattro ruote resta quello che finanzia le scommesse su intelligenza artificiale, robotica e guida autonoma.

Tesla aveva definito questa fase come una «pausa tra due ondate di crescita» già nell'aggiornamento agli azionisti del primo trimestre 2024. La prima ondata era Model 3 e Model Y. La seconda doveva essere un veicolo di nuova generazione più economico. A luglio 2026, quell'ondata non è ancora arrivata. InsideEVs segnala che l'azienda starebbe lavorando a un modello compatto «delle dimensioni di una Bolt», ma non c'è alcuna conferma ufficiale.

Il confronto con BYD e lo scoglio dei 20 milioni

Tesla è il primo produttore esclusivamente elettrico a toccare quota dieci milioni. BYD ha raggiunto i 10 milioni di veicoli a nuova energia già nel 2024, ma quel conteggio include sia elettriche pure sia ibride plug-in — una differenza che InsideEVs sottolinea esplicitamente.

I dieci milioni sono anche la metà esatta dei 20 milioni che rappresentano una delle soglie operative del pacchetto retributivo da circa mille miliardi di dollari approvato dagli azionisti per Elon Musk. La tranche azionaria legata a quel traguardo non si sblocca finché Tesla non raddoppia la produzione cumulativa. Con gli impianti attuali sotto-utilizzati e senza nuovi modelli di volume all'orizzonte, la strada per arrivarci appare in salita.

Un'analisi dei numeri di consegna mostra la dimensione del rallentamento: dai 1,81 milioni del 2023 ai 1,636 milioni del 2025, Tesla ha perso circa 174.000 consegne in due anni. Per tornare a crescere in modo significativo servirebbe molto più del rimbalzo congiunturale legato al prezzo dei carburanti. Servirebbero prodotti nuovi.

La scommessa di Musk su autonomia e robotica è stata descritta dall'editorialista di Electrek Fred Lambert come prematura: «Le scommesse non hanno pagato, e c'è la possibilità che non paghino mai, perché l'approccio di Musk all'autonomia sta venendo superato dalla concorrenza».

Il paradosso è netto: Tesla ha dimostrato che le elettriche si possono costruire su scala gigantesca e con profitto — cosa che i costruttori tradizionali stanno ancora inseguendo — ma ha smesso di investire sulla prossima auto elettrica proprio quando serviva per sostenere la crescita.

Fonti

Maniglie Tesla: l’NHTSA nega il difetto, ma ora scrive regole per l’intero settore

L’ente federale statunitense per la sicurezza stradale ha respinto la richiesta di aprire un’indagine per difetto sulle maniglie interne della Tesla Model 3, ma ha accolto una petizione parallela per avviare un regolamento che imponga a tutti i costruttori sistemi di uscita di emergenza robusti e facilmente individuabili. Il risultato è uno scenario diviso a metà: nessun richiamo immediato per i proprietari Tesla, mentre l’industria automobilistica si prepara a nuovi vincoli che potrebbero riscrivere il design delle portiere di ogni vettura in circolazione tra qualche anno.

La petizione respinta: un solo reclamo su 179.031 Model 3

La decisione, pubblicata il 24 luglio 2026, riguarda 179.031 esemplari di Model 3 dell’anno modello 2022. A chiedere l’indagine era stato, il 7 novembre 2025, il proprietario Kevin Clouse, secondo cui i comandi meccanici di emergenza per l’apertura delle porte – nascosti e privi di etichettatura – violerebbero lo standard federale FMVSS 206, che disciplina serrature, chiavistelli e cerniere per evitare l’espulsione degli occupanti in caso di incidente.

L’NHTSA ha però trovato un’unica segnalazione a sostegno di questa tesi, e la pratica risaliva proprio al veicolo di Clouse. In sostanza, su oltre 179 mila auto esaminate al 13 marzo 2026, il database dell’agenzia conteneva un solo reclamo relativo al rilascio manuale nascosto che avrebbe creato un rischio di intrappolamento. L’ente ha quindi concluso che non esistono prove sufficienti per ipotizzare un difetto legato alla sicurezza, anche perché lo standard attuale non contiene alcun requisito sull’etichettatura o sul posizionamento dei comandi meccanici – di fatto, non c’è una regola da far rispettare.

L’altra strada: un regolamento federale per le uscite di emergenza

Mentre respingeva la petizione di Clouse, l’NHTSA ha dato il via libera a un’iniziativa parallela. Il 4 novembre 2025 era stata depositata un’istanza separata presso l’Ufficio Regolamentazione, che chiedeva di creare uno standard federale per «un sistema di uscita dalle porte robusto ed evidente in tutti i veicoli a motore». L’agenzia ha dichiarato che avvierà un procedimento formale di rulemaking proprio per affrontare il rischio descritto in questi termini: «Un comando di apertura nascosto o difficile da localizzare può impedire al conducente o ai passeggeri di abbandonare il veicolo in caso di emergenza, come un incidente o un incendio».

Maniglia a filo di portiera auto con cavo di sblocco d'emergenza, laboratorio di sicurezza automobilistica
L'NHTSA rifiuta l'indagine sulle maniglie Tesla ma avvia norme che ridefiniranno il design di tutte le portiere.

Si tratta di un percorso molto diverso da un’indagine per difetto. Il rulemaking non mira a un singolo modello e non produce richiami a breve termine: serve a riscrivere le regole per l’intero parco auto futuro, attraverso un processo che include consultazioni pubbliche e può durare anni. Qualunque obbligo finale si applicherà soltanto ai veicoli omologati dopo l’entrata in vigore della norma, non ai milioni di esemplari già su strada. Non è un caso isolato: la Cina ha già annunciato che imporrà regole più stringenti su maniglie interne ed esterne a partire dal 2027.

Il quadro più ampio: 15 vittime, indagini aperte e un disegno di legge

La decisione arriva in un momento carico di tensione per Tesla. Negli ultimi dodici mesi l’NHTSA ha avviato un’indagine sulle maniglie della Model Y dopo le segnalazioni di bambini rimasti intrappolati nei sedili posteriori a causa della batteria da 12 volt scarica, e un’inchiesta parallela sui rilasci di emergenza della Model 3, proprio i veicoli al centro della petizione appena respinta. A gennaio 2026 il Congresso ha presentato il SAFE Exit Act, citando 15 decessi attribuiti a problemi di accesso alle maniglie, mentre Tesla sta affrontando una serie di cause legali per incidenti mortali legati alle portiere.

Le vetture Tesla sono tutte dotate di comandi meccanici di emergenza su tutte e quattro le porte, ma la loro posizione varia a seconda dell’anno e del modello, e molti proprietari – e soprattutto i soccorritori – non ne conoscono l’esistenza o il funzionamento. L’azienda ha già introdotto una modifica in Cina per combinare l’azionamento elettronico e quello manuale in un’unica manovra. Il nuovo regolamento federale non si sovrappone direttamente alle inchieste in corso, ma conferma che l’agenzia considera il tema abbastanza serio da meritare un intervento strutturale.

Nessun richiamo immediato: cosa significa per i proprietari Tesla

Il rigetto della petizione non mette fine ai controlli già aperti, che potrebbero ancora sfociare in una richiesta di richiamo. Tuttavia, per chi guida oggi una Model 3 o una Model Y, la sostanza non cambia: l’auto resta identica, e il rilascio manuale di emergenza va cercato nel punto indicato dal manuale di uso e manutenzione. L’eventuale standard futuro non avrà effetto retroattivo, quindi non obbligherà Tesla a modificare i veicoli già consegnati.

Una vittoria tattica per Tesla, ma un segnale per tutta l’industria

Sul piano immediato Tesla evita un richiamo che avrebbe coinvolto decine di migliaia di esemplari e tempi di esecuzione serrati. L’assenza di reclami diffusi – un solo caso su 179.031 veicoli, pari a una frequenza dello 0,0559% (circa lo 0,056%) – ha reso insostenibile l’ipotesi di un difetto documentato. Ma la scelta dell’NHTSA di aprire comunque un rulemaking indica che il problema non è la frequenza del guasto, bensì la progettazione di fondo: affidare l’apertura delle portiere all’elettronica e nascondere il comando manuale in un punto non immediato crea un rischio di intrappolamento che il regolatore considera reale. Se il percorso normativo andrà avanti, la definizione di “sistema di uscita robusto ed evidente” potrebbe diventare un requisito omologativo globale, allineandosi di fatto alle richieste già anticipate dalla Cina. Per Tesla – e per chiunque progetti maniglie a scomparsa e pulsanti senza feedback meccanico – sarà il momento di ripensare l’abitacolo prima ancora che arrivi un ordine di richiamo.

Fonti

V2G in Massachusetts: proprietari EV guadagnano fino a 2.750$

Il Massachusetts trasforma le auto elettriche in risorse di rete remunerate. Un programma pilota appena annunciato consentirà a decine di proprietari di veicoli elettrici di vendere l’energia immagazzinata nelle batterie alla rete locale durante i picchi di domanda, alleviando la pressione di data center per l’intelligenza artificiale e ondate di calore estremo. L’iniziativa segna il passaggio dalla teoria alla pratica per la ricarica bidirezionale, con un modello di guadagno diretto per i cittadini.

Come funziona il programma pilota V2G

Il Massachusetts Clean Energy Center, divisione statale per lo sviluppo economico, finanzia il progetto e installerà 60 sistemi di ricarica bidirezionale nelle abitazioni dei partecipanti. L’infrastruttura richiede un caricatore domestico bidirezionale e un sistema di gestione energetica che dialoghi con la rete, andando oltre la semplice ricarica domestica. Le utility Eversource e National Grid integrano questa funzionalità nel loro programma esistente ConnectedSolutions, già attivo con termostati intelligenti e batterie fisse, mentre EnergyHub, Sunrun e The Mobility House forniscono il software e la tecnologia di dispacciamento.

La logica è semplice: quando la domanda di elettricità sale alle stelle, i veicoli collegati restituiscono energia alla rete, contribuendo a evitare sovraccarichi e a ridurre il ricorso a centrali di picco costose e inquinanti.

Quali veicoli sono compatibili e quanto si guadagna

Non tutte le auto elettriche possono partecipare. La lista iniziale include i modelli con supporto vehicle-to-grid di fabbrica:

Auto elettrica in ricarica bidirezionale V2G con pannelli solari e pale eoliche sullo sfondo, veicoli elettrici come risorsa per la rete elettrica
La ricarica bidirezionale permette ai proprietari di EV di rivendere l'energia delle batterie alla rete durante i picchi di domanda.
  • Nissan Leaf
  • Kia EV9
  • Polestar 3
  • Volvo EX90
  • Ford F-150 Lightning (fuori produzione)

Restano esclusi, almeno in questa fase, i Tesla Cybertruck e Model Y Performance, sebbene dotati di capacità bidirezionale. Il motivo, secondo quanto riportato da Heatmap News, è architetturale: Tesla integra il convertitore DC-AC direttamente nel veicolo, mentre i modelli ammessi affidano questa conversione al caricatore a muro.

I partecipanti riceveranno un compenso fisso non ancora reso noto per la semplice adesione. Il vero vantaggio economico arriva durante l’estate, quando National Grid riconosce fino a 275 dollari per kilowatt di potenza media erogata. Per un impianto domestico tipico, questo può tradursi in un guadagno stagionale compreso tra 1.375 e 2.750 dollari, a seconda della capacità del caricatore e delle prestazioni.

Il contesto più ampio: EV come risorsa di rete

L’iniziativa si inserisce in un movimento più vasto. General Motors e Pacific Gas & Electric puntano a connettere 52.000 veicoli alla rete californiana entro la fine del decennio, mentre la stessa PG&E ha avviato con Tesla un programma residenziale vehicle-to-everything basato sui Cybertruck. In Massachusetts, con oltre 150.000 veicoli elettrici già circolanti, la capacità di accumulo distribuita è enorme e in gran parte inutilizzata.

Chip Silverman, direttore dei servizi di rete di Sunrun, dichiara: «Siamo entusiasti di portare la nostra esperienza di dispacciamento in Massachusetts e di estendere la tecnologia vehicle-to-grid a più clienti. Le batterie dei veicoli svolgono un ruolo chiave nello stabilizzare la rete, fornire energia di backup alle case e ridurre i costi energetici per tutti».

Analisi: un primo passo in un mercato da 150.000 veicoli

Con 60 sistemi installati, il programma copre appena lo 0,04% del parco circolante elettrico dello Stato — una goccia nel mare, ma sufficiente a testare la fattibilità tecnica e l’attrattiva economica del modello. La forbice di guadagno tra 1.375 e 2.750 dollari a stagione può diventare un incentivo concreto per chi possiede uno dei modelli compatibili, anche se l’esclusione di Tesla, che domina il mercato, limita il bacino iniziale. La sfida per le utility sarà rendere l’iscrizione così semplice e il ritorno così visibile da convincere i proprietari a modificare le proprie abitudini di ricarica senza timori per l’autonomia. Se il pilot funziona, il Massachusetts avrà dimostrato che l’auto in garage può diventare una centrale elettrica personale, pagata per lavorare quando serve alla collettività.

Tesla: consegne +25% ma utili -57%, il titolo precipita del 12%

Tesla ha chiuso il secondo trimestre 2026 con consegne record di 480.126 veicoli e ricavi a 28,24 miliardi di dollari, in crescita del 26% rispetto allo stesso periodo del 2025. Numeri che basterebbero a festeggiare, se non fossero schiacciati dal crollo del 57% dell’utile operativo a 398 milioni di dollari e da un margine operativo ridotto all’1,4%. Il mercato ha risposto con una delle peggiori sedute degli ultimi anni: il titolo ha perso oltre il 12% in un solo giorno, cancellando circa 140 miliardi di capitalizzazione. Il messaggio è chiaro: la scommessa che Tesla sia un’azienda d’intelligenza artificiale prima che un costruttore di auto sta diventando troppo costosa, e la credibilità di Elon Musk sul fronte delle promesse future inizia a scricchiolare.

Conti in chiaroscuro: volumi da record, redditività al minimo

MetricaQ2 2026Variazione / Attese
Consegne veicoli480.126 (record)+25% anno su anno
Ricavi totali28,24 miliardi $ (record)+26% anno su anno
Utile operativo398 milioni $−57% anno su anno
Margine operativo1,4%dal 4,1% del Q2 2025
EPS rettificato0,33 $atteso 0,53 $ (Wall Street)
Free cash flow−1,09 miliardi $primo rosso in anni
Spese in conto capitale (capex)5,79 miliardi $+142% anno su anno

Tesla ha immatricolato più di 467.000 Model 3 e Model Y e appena 12.364 unità tra Model S, Model X e Cybertruck. A spingere i volumi ha contribuito un ricorso massiccio agli incentivi, finanziamenti a tasso agevolato in testa, che hanno eroso il margine lordo automobilistico (sceso al 16,3%) e il ricavo medio per veicolo, calato a circa 42.730 dollari dai 45.345 dollari di un anno fa. I crediti regolamentari, da sempre voce ad altissima marginalità, sono crollati del 67% a soli 146 milioni di dollari. Sul fronte dei costi, la spesa in ricerca e sviluppo è schizzata del 49% a 2,37 miliardi, mentre gli investimenti in capex sono quasi raddoppiati a 5,79 miliardi, assorbendo ogni residuo di cassa e facendo scivolare il free cash flow in territorio negativo per 1,09 miliardi.

Un dettaglio non secondario: il risultato netto ha beneficiato di una rivalutazione contabile di circa 1 miliardo di dollari legata alla partecipazione in SpaceX, senza la quale la fotografia del business operativo sarebbe apparsa ancora più fragile.

L’effetto chiamata: Musk parla di robotaxi e Optimus, gli investitori vendono

Il titolo, già in calo dopo la pubblicazione dei conti, ha accelerato al ribasso durante la conference call con gli analisti. Elon Musk ha ribadito la visione su robotaxi e robot umanoide Optimus, ma senza offrire nuove scadenze concrete. La frase più emblematica, secondo Electrek, è stata: «Nessun robot umanoide oggi è in grado di eseguire compiti generalizzati senza programmazione, ma Optimus sarà il primo a farlo». Una promessa identica a quella che ogni azienda del settore sta rincorrendo, senza che Tesla abbia mostrato vantaggi competitivi misurabili.

Sul fronte della guida autonoma, i dati esposti da Tesla stessa hanno deluso. L’azienda ha rivendicato 380.000 miglia percorse in modalità senza supervisione in sei città «senza incidenti rilevanti», una definizione che Tesla sceglie in autonomia. Per dare un termine di paragone, Waymo percorre una distanza analoga in circa un giorno. Le miglia pagate dai servizi robotaxi sono rimaste piatte intorno a 900.000 nel trimestre, mentre la flotta attiva senza supervisione si è ridotta a circa 21 veicoli, in calo rispetto ai periodi precedenti. La mappa dei servizi si allarga — sono state attivate Orlando e Tampa — ma il numero di auto realmente operative non cresce.

Auto elettrica parcheggiata in un paesaggio con pannelli solari e pale eoliche, frecce luminose verde e rossa sul terreno simbolo della divergenza finanziaria
La crescita record delle consegne non basta a salvare il titolo Tesla, che crolla del 12% nonostante ricavi in aumento, schiacciato da un utile operativo ai minimi storici.

Intanto l’abbonamento alla funzionalità Full Self-Driving (supervised) ha raggiunto circa 1,48 milioni di utenti, un dato che gonfia i ricavi ricorrenti ma resta ancorato a un sistema di assistenza alla guida di Livello 2, non al robotaxi senza conducente promesso da anni.

Il nodo della credibilità: perché il “just trust me” non funziona più

Il tonfo borsistico del 23 luglio non è solo una reazione a un trimestre deludente. È il segnale che il mercato ha smesso di accettare la narrazione del «fidatevi, il futuro arriverà». Secondo Fred Lambert di Electrek, «gli investitori hanno scoperto che la parola di Musk non vale più quanto pagavano fino a ieri». I continui rinvii sulle scadenze della guida autonoma stanno erodendo la disponibilità a scontare utili che ancora non esistono.

I numeri del trimestre rendono concreta questa frattura. Se il margine operativo fosse rimasto al 4,1% di un anno fa, a parità di ricavi l’utile operativo avrebbe sfiorato 1,16 miliardi di dollari, circa 760 milioni in più rispetto ai 398 milioni reali. La differenza è stata interamente assorbita dalla maxi-spesa in capex (+142%) e R&S (+49%) e dagli incentivi concessi per tenere alti i volumi di vendita. Tesla sta funzionando come se fosse già una società di intelligenza artificiale matura, ma genera ancora la quasi totalità dei ricavi dalla vendita di auto, un’attività che oggi restituisce margini da industria tradizionale.

L’ironia sta nel contesto: il giorno del crollo, il prezzo del petrolio greggio saliva sopra i 90 dollari al barile, un fattore normalmente favorevole alla domanda di veicoli elettrici. Eppure il titolo è affondato, perché ormai la valutazione di Tesla è agganciata alla narrazione AI e robotica, non alle dinamiche del mercato dell’auto. Quando quella narrazione traballa, l’intero castello di carta si muove, indipendentemente da quanto greggio costi.

Il messaggio del mercato è netto: Tesla non può più rimandare il confronto con la realtà. Finché la redditività dell’auto arretra e i progetti di frontiera consumano miliardi senza generare ricavi proporzionali, la pazienza degli azionisti resterà un bene scarso.

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Honda interrompe il Prologue dopo il 2026: l’ibrido vince sull’elettrico puro

Non era mai successo che un costruttore ritirasse dal mercato un modello elettrico mentre figurava ancora nella top ten delle vendite. Eppure Honda lo ha fatto. La casa giapponese ha ufficializzato che il 2026 sarà l'ultimo anno modello per il SUV elettrico Prologue, costruito sulla piattaforma Ultium di General Motors. Fine della partnership tecnica con GM e, per un periodo, nessun veicolo a batteria Honda in Nord America: lo spazio lasciato libero sarà occupato da 15 nuovi modelli ibridi in arrivo entro il 2030.

Il Prologue era stato accolto con scetticismo — un'auto Honda sviluppata da GM — ma aveva sorpreso tutti: oltre 80.000 unità consegnate dal debutto a marzo 2024, sesto posto tra i veicoli elettrici più venduti negli Stati Uniti nel 2025, poi ottavo nell'ultimo trimestre. Numeri che rendono la decisione ancora più netta.

Perché Honda chiude il capitolo Ultium

Dopo il 2026, Honda non avrà modelli elettrici in vendita in Nord America. Fine anche della produzione della Acura ZDX, l'altro SUV a batteria basato su piattaforma GM. La collaborazione tra le due aziende si è sfilacciata progressivamente: erano già saltati i piani per sviluppare insieme veicoli elettrici accessibili ed era stata sciolta la joint venture sulle celle a combustibile.

Il Prologue esce di scena nonostante una carriera commerciale più che dignitosa. Nel primo trimestre 2026 ha registrato 5.088 vendite, piazzandosi alle spalle di Tesla Model Y, Tesla Model 3, Hyundai IONIQ 5, Ford Mustang Mach-E, Chevrolet Equinox EV, Toyota BZ e Rivian R1S. Il problema è il crollo del 48% su base annua nel primo semestre 2026, con giugno in calo di circa il 40% rispetto all'anno precedente. Una frenata che Honda ha letto come strutturale, non ciclica.

Stazioni di ricarica elettrica vuote in un centro di ricerca automobilistico, SUV in movimento su strada aperta
Il SUV elettrico Prologue lascia il posto a 15 nuovi modelli ibridi Honda in arrivo entro il 2030.

L'inventario esistente resterà nei concessionari fino al 2027

Chi vuole acquistare un Prologue nuovo ha tempo fino ai primi mesi del 2027. Honda ha confermato che i concessionari continueranno a vendere le scorte disponibili per tutto il 2026 e oltre, con leasing agevolati per accelerare lo smaltimento. L'assistenza post-vendita per i proprietari attuali non subirà variazioni dopo la fine della produzione.

I 15 ibridi che ridisegnano la strategia nordamericana

La rinuncia al Prologue segue una revisione più ampia della roadmap elettrica. Honda ha posticipato lo sviluppo della Serie 0 — SUV e berlina che dovevano nascere su piattaforma proprietaria nell'hub dell'Ohio — e del SUV elettrico Acura RSX. Questa retromarcia ha generato oneri di ristrutturazione per circa 10 miliardi di dollari e ha contribuito alla prima perdita netta annuale della società dalla quotazione in Borsa.

Al posto dell'espansione a batteria nel breve termine, Honda punta sugli ibridi. I 15 nuovi modelli annunciati entro il 2030 si concentreranno su SUV e crossover di grandi dimensioni, i segmenti dove la domanda di motorizzazioni ibride resta sostenuta. CR-V, Accord e Civic nelle versioni ibride stanno già trainando la crescita delle vendite complessive Honda negli Stati Uniti, compensando il calo del Prologue.

Un successo durato due anni: cosa resta del Prologue

Il dato più sorprendente riguarda la forbice tra performance di vendita e abbandono del modello. In due anni scarsi il Prologue ha dimostrato che esiste una domanda forte per un SUV elettrico con marchio Honda, anche se sviluppato in partnership. Il sesto posto assoluto nel 2025 — davanti a modelli con più storia e piattaforme proprietarie — non è un risultato da poco.

La scelta di Honda riflette una lettura del mercato nordamericano che privilegia il mix tra motori a combustione interna e ibridi rispetto all'elettrico puro. Una scommessa controcorrente mentre Hyundai, con la IONIQ 5, registrava proprio in questo periodo uno dei trimestri migliori di sempre. La direzione per il resto del decennio è tracciata: prima gli ibridi, poi — in una fase successiva — il ritorno a una strategia elettrica più ampia.

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Tesla sbarca in Uruguay e Lettonia e taglia i prezzi in Cile

Mentre in Nord America ed Europa la crescita arranca, Tesla accelera dove i numeri sono piccoli ma la transizione elettrica è già in moto: in una sola settimana ha aperto ufficialmente in Uruguay e annunciato l’ingresso in Lettonia, completando la copertura dei Paesi Baltici. In parallelo, ha trasformato in permanenti gli sconti sulla Model 3 e Model Y in Cile, con ribassi fino al 25%. La regia è la stessa già vista in Colombia: usare la fabbrica di Shanghai per inondare mercati emergenti con prezzi da auto termica e drenare volumi aggiuntivi quando i mercati maturi non bastano più.

Uruguay: terzo mercato sudamericano, prezzi più bassi di Geely e BYD

L’Uruguay è diventato il terzo Paese sudamericano dove Tesla vende direttamente, dopo Cile e Colombia. La Model 3 parte da 32.990 dollari e la Model Y da 36.490 dollari, entrambe sotto i listini di concorrenti cinesi agguerriti: la Model 3 costa meno della Geely EX5 entry-level, la Model Y meno della BYD Yuan Plus. Le vetture arrivano dalla Gigafactory di Shanghai, la stessa che rifornisce la Colombia, e saranno accompagnate da una rete di Supercharger in via di sviluppo.

Il contesto locale è favorevole. L’Uruguay ha già superato il 40% di quota di mercato elettrico in diversi mesi del 2026 e a maggio ha toccato un +40% di sola quota BEV, secondo CleanTechnica. Electrek riporta invece un 29% ad aprile 2026, contro un 20% sull’intero 2025. La forbice dipende probabilmente dal perimetro di calcolo (solo BEV o plug-in inclusi) e dal mese di rilevazione, ma il punto comune è che si tratta di uno dei tassi di adozione più alti delle Americhe. Se i prezzi aggressivi di Tesla faranno da catalizzatore, il Paese potrebbe diventare il primo del continente a superare stabilmente il 50% di immatricolazioni elettriche già nel secondo semestre.

Lettonia: la pedina che chiude il Baltico

Con la Lettonia Tesla completa la presenza nei tre Stati baltici, dopo la Lituania nel 2024 e l’Estonia ad aprile 2026. L’apertura ufficiale è prevista per il 21 agosto con un pop-up store al centro commerciale Spice di Riga, ma gli ordini online sono già attivi. I prezzi, IVA esclusa al 21%, partono da 30.990 euro per la Model 3 e 34.490 euro per la Model Y. Le consegne sono stimate tra settembre e novembre.

Il paradosso lettone è che Tesla era già il marchio elettrico più venduto pur non avendo una presenza ufficiale: la Model 3 guida le registrazioni con 1.212 unità circolanti. La penetrazione BEV nel 2025 si è fermata al 7,1% su circa 22.500 immatricolazioni, con le ibride plug-in che portano il totale elettrificato vicino al 19%. La rete di ricarica conta oltre 2.000 punti pubblici, cresciuti del 77% in un anno, e include Supercharger già operativi a Riga, Jūrmala e lungo le direttrici Via Baltica. Le auto destinate alla Lettonia arriveranno con ogni probabilità da Berlino o da Shanghai.

Auto elettriche a una stazione di ricarica moderna vicino a un porto internazionale, espansione globale nei mercati emergenti
Tesla accelera l'espansione in Uruguay e Lettonia mentre taglia i prezzi in Cile, puntando sui mercati emergenti.

Cile: sconti permanenti e Model 3 sotto i 30 milioni di pesos

Il mercato cileno è il banco di prova più difficile per Tesla in Sud America, perché il Paese ha le auto nuove più economiche del continente – si può ancora uscire da un concessionario con un’utilitaria sotto i 10.000 dollari. Lanciata nel 2024 con prezzi allineati a quelli statunitensi, Tesla ha venduto in Cile solo 986 unità in tutto il 2025, meno della metà di quanto ha fatto in Colombia nel solo mese di aprile 2026.

A dicembre 2025 la Model 3 costava 39.900.000 pesos cileni (circa 42.800 dollari) e la Model Y 43.900.000 pesos (circa 47.000 dollari). A febbraio 2026 sono comparsi sconti fino a 7 milioni di pesos. Adesso quei tagli sono diventati strutturali: la Model 3 a trazione posteriore si porta a casa con 29.900.000 pesos (32.000 dollari), la Model Y con 36.900.000 pesos (39.500 dollari). Per la Model 3 la riduzione tocca il 25%; per la Model Y si attesta intorno al 16 per cento.

Con questi listini, una Mazda 3 è il 30% più economica della Model 3 venduta in Cile, mentre in Colombia e Uruguay il confronto è già ribaltato a favore di Tesla. La scommessa è che il taglio basti a portare la quota di mercato elettrica cilena stabilmente sopra il 10%, un traguardo finora mancato.

Una fabbrica da riempire e 60.000 auto in più all’anno

L’operazione su Uruguay e Cile non è pensata per vincere sul singolo mercato, ma per assorbire la sovraccapacità produttiva che frena i conti di Tesla dopo due anni piatti. La fabbrica di Shanghai può sfornare volumi ben superiori a quelli assorbiti dalla Cina e dall’Europa; dirottarli verso l’America Latina – dove il parco circolante complessivo supera i 6 milioni di veicoli l’anno – è un modo per riportare la crescita dei ricavi in territorio positivo senza accendere guerre di prezzo nei mercati principali.

I numeri pubblicati da CleanTechnica danno la scala: se Tesla riuscisse a vendere in Uruguay e Cile quanto vende oggi in Colombia, sommerebbe circa 60.000 veicoli l’anno nei tre Paesi. Aggiungendo un eventuale sbarco in Argentina e Brasile, il potenziale sale a 200.000‑400.000 unità annue aggiuntive, quanto basta per riportare il costruttore verso l’obiettivo dei due milioni di consegne globali che due anni fa sembrava già a portata di mano. La strategia, per ora, resta confinata al Sud America: in Messico Tesla continua a offrire solo Model 3 Performance e Model Y a trazione posteriore, a prezzi ben superiori.

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Xpeng L03: il SUV elettrico cinese che sfida Tesla Model Y parte da €34.990 in Europa

Il colpo è doppio e arriva da Monaco. Xpeng ha aperto gli ordini del nuovo SUV-coupé L03 in oltre 60 mercati contemporaneamente, con un prezzo d'attacco di €34.990 in Francia e Belgio e €35.600 in Germania — circa 3.400 euro meno della Tesla Model Y più economica sullo stesso mercato. Il divario cresce in Norvegia, dove il listino L03 si ferma a 299.900 corone norvegesi (circa 31.100 dollari), oltre 10.000 dollari sotto la Model Y e, non a caso, appena 100 corone al di sotto della nuova soglia IVA norvegese. È il momento in cui la concorrenza cinese sui prezzi arriva nel segmento elettrico più affollato d'Europa, e lo fa con una dotazione che include di serie pompa di calore, sedili ventilati e un tetto panoramico.

Quattro versioni elettriche e un range-extender in arrivo

Il L03 misura 4,65 metri e si posiziona sotto la G6 nella gamma Xpeng. Tutte le varianti a batteria usano celle LFP e un'architettura a 400 volt. I quattro allestimenti disponibili al lancio sono:

  • RWD Standard Range: batteria da 58,3 kWh, autonomia WLTP di 445 km, motore da 180 kW (241 CV), 0-100 in 7,5 secondi. Prezzo in Germania: €35.600.
  • RWD Long Range: batteria da 71,2 kWh, autonomia di 520 km, stessa potenza ma scatto 0-100 in 6,6 secondi. Prezzo: €38.600.
  • AWD Performance: doppio motore da 285 kW (382 CV), batteria da 71,2 kWh, autonomia di 440 km e 0-100 in 4,5 secondi. Prezzo: €41.600.
  • AWD Performance Ultra: stessa meccanica della Performance, aggiunge due chip Turing AI e il sistema di assistenza alla guida VLA 2.0. Prezzo: €46.600.

A questi si affiancherà in autunno la versione range-extender L03 Power X, con una batteria da 37,25 kWh, un motore a benzina 1.5 litri che funge solo da generatore, oltre 200 km di autonomia elettrica e un'autonomia complessiva stimata attorno ai 1.000 km. Il prezzo tedesco partirà da €38.600.

ModelloBatteriaAutonomia WLTPPotenza0-100 km/hPrezzo Germania
RWD Standard Range58,3 kWh445 km180 kW7,5 s€35.600
RWD Long Range71,2 kWh520 km180 kW6,6 s€38.600
AWD Performance71,2 kWh440 km285 kW4,5 s€41.600
AWD Performance Ultra71,2 kWh440 km285 kW4,5 s€46.600

Ricarica rapida nonostante i 400 volt

Pur non adottando l'architettura a 800 volt già vista sulla G6, il L03 raggiunge una potenza di ricarica massima di 236 kW. Il passaggio dal 10 all'80% richiede circa 20 minuti; la finestra 20-80% scende a 18 minuti. Sono numeri competitivi per un'auto sotto i 40.000 euro, che superano i 175 kW di picco della Model Y base e si avvicinano a prodotti di fascia più alta.

La dotazione di serie comprende anche 6 kW di vehicle-to-load, che permettono di alimentare dispositivi esterni, e una pompa di calore per ottimizzare i consumi in inverno.

Google Maps nativo: Xpeng è il primo costruttore APAC a integrarlo

Il L03 è il primo veicolo di un costruttore dell'area Asia-Pacifico a integrare il Google Maps Auto SDK direttamente nell'infotainment di bordo. La piattaforma consente a Xpeng di mantenere la propria interfaccia utente, mentre sotto il cofano girano i dati di Google: instradamento in tempo reale, stima dei consumi energetici, ricerca punti di interesse e pianificazione dei viaggi. Niente mirroring dello smartphone, niente app separata.

Jorgen Behrens, VP e General Manager di Google Maps Automotive, ha commentato: «Oltre 2 miliardi di utenti usano Google Maps ogni mese, e siamo lieti di portare la nostra tecnologia a un numero sempre maggiore di conducenti in Europa e oltre». L'integrazione, realizzata in meno di un anno, sarà estesa ad altri modelli Xpeng dopo il debutto sul L03.

SUV elettrico in ricarica a energia solare con pale eoliche e pannelli fotovoltaici, la nuova mobilità sostenibile
Il SUV elettrico cinese debutta in Europa a un prezzo competitivo, puntando su tecnologia e dotazioni di serie per sfidare il mercato.

La ragione vera dell'accordo va cercata nella guida assistita. Xpeng intende portare in Europa il proprio sistema NGP (Next Generation Pilot), e per farlo ha bisogno di una mappatura affidabile e aggiornata su decine di paesi. Piuttosto che costruirne una da zero, ha scelto di appoggiarsi a Google, accelerando il percorso verso l'omologazione europea delle funzioni di livello 2+ e, in prospettiva, oltre.

Il confronto con Tesla Model Y e la strategia dei prezzi

Il posizionamento del L03 è chirurgico. In Germania la Model Y base costa oggi €38.970, circa 3.370 euro in più dell'ingresso gamma Xpeng. La Model Y Standard offre più autonomia (534 km WLTP contro 445 km), ma il L03 Long Range a €38.600 arriva a 520 km, colmando quasi del tutto il gap e restando comunque sotto il prezzo Tesla.

Il caso norvegese è ancora più esplicito. Da quest'anno la Norvegia applica l'IVA al 25% sulla porzione di prezzo che supera le 300.000 corone. Xpeng ha fissato il listino del L03 a 299.900 corone, restando sotto la soglia per una corona esatta. Tesla, con la sua Model Y a 399.990 corone, paga l'IVA su quasi 100.000 corone di valore. Tradotto in dollari: circa 31.100 dollari per il L03 contro 41.500 dollari per la Model Y, un risparmio di oltre 10.000 dollari.

Se si scorpora l'IVA dai prezzi europei, il L03 si colloca tra i 31.100 dollari (Norvegia) e i 35.000 dollari equivalenti (Paesi Bassi), con prezzi di 33.400 dollari in Francia e 34.300 dollari in Germania, un livello paragonabile a quello della Chevrolet Equinox EV negli Stati Uniti. La differenza è che il L03 carica a 236 kW contro i 150 kW della Chevy, offre versioni a trazione integrale e integra hardware per la guida assistita di nuova generazione.

L’analisi: la guerra dei prezzi è arrivata nel cuore del mercato europeo

La mossa di Xpeng non è soltanto una questione di listino. È la dimostrazione che i dazi europei sulle auto elettriche cinesi non bastano a proteggere i costruttori occidentali quando il divario di costo di produzione è così ampio. Il L03 viene venduto in Europa a un prezzo che, al netto dell'IVA, equivale a circa 33.400 dollari in Francia e 34.300 dollari in Germania. La Model Y, costruita a Berlino e quindi fuori dai dazi, ha un prezzo ex-IVA di circa 37.500 dollari sullo stesso mercato. Il gap di circa 3.000-4.000 dollari c'è tutto, anche dopo che Tesla ha abbassato i prezzi.

La partita ora si gioca su due fattori. Il primo è la rete di assistenza: Xpeng ha ancora una presenza fisica ridotta in Europa, e le consegne del L03 cominceranno solo nel quarto trimestre 2026. Il secondo è la guida autonoma: le funzioni più avanzate del sistema VLA 2.0 restano vincolate all'ok dei regolatori europei, atteso non prima del 2027. Fino ad allora, il vantaggio tecnologico promesso da Xpeng rimarrà in parte sulla carta.

Il dato di fatto è che i compratori europei possono oggi prenotare un SUV elettrico di taglia media, con 520 km di autonomia e ricarica al 10-80% in 20 minuti, a un prezzo che in Norvegia è inferiore del 25% rispetto alla Model Y. La concorrenza sui contenuti e sul prezzo non è più un'annunciata minaccia futura: è già nei configuratori.

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Tesla Model S Signature Edition in vendita a 260.000 dollari: il markup da 100.000$ sfida la clausola anti-flipping

Una Tesla Model S Plaid Signature Edition con meno di 300 miglia è apparsa sul mercato dell'usato a 259.995 dollari — oltre 100.000 dollari in più del prezzo originale. Il concessionario J&S Autohaus di Ewing, New Jersey, sta provando a capitalizzare sulla rarità di una delle ultime 250 berline elettriche prodotte da Tesla prima della chiusura definitiva della linea di Fremont. La scommessa è chiara: trasformare l'esclusività in un affare da un quarto di milione di dollari. Ma la mossa potrebbe scontrarsi con un contratto firmato dall'acquirente originale che vieta esplicitamente la rivendita, pena una multa da 50.000 dollari e la perdita delle feature più esclusive dell'auto.

Cosa rende speciale la Signature Edition

La Signature Edition è l'addio di Tesla alla Model S e alla Model X dopo 14 anni di produzione. Solo 250 esemplari della Model S (più 100 Model X) sono stati assemblati in una tiratura finale su invito: poteva acquistarla solo chi riceveva un'email diretta da Tesla. Ogni unità monta una targa numerata sul cruscotto — questa è la numero 71 — e un pacchetto estetico e tecnico impossibile da avere sulle versioni standard.

Le caratteristiche esclusive includono:

  • Vernice Garnet Red con maniglie in tinta e stemmi dorati
  • Interni in Alcantara bianca con profili dorati e badge Plaid
  • Freni carboceramici con pinze oro
  • Full Self-Driving (Supervised), Supercharging gratuito a vita, 4 anni di Premium Connectivity
  • Fino a 1.020 cavalli, 0-60 mph in meno di 2 secondi, autonomia di circa 390 miglia

Tesla fissò il prezzo a 159.420 dollari — circa 35.000 dollari in più rispetto a un Model S Plaid standard, che negli ultimi inventari costava 124.900 dollari. Il listino della Signature si giustificava con l'esclusività dell'invito e i contenuti aggiuntivi, non con differenze meccaniche: sotto la vernice speciale la Signature è identica al Plaid in produzione dal 2021.

La clausola che mette a rischio l'affare

Chi ha acquistato la Signature Edition ha firmato un no-resale agreement. Il contratto concede a Tesla un diritto di prelazione sull'auto e, in caso di rivendita non autorizzata, la casa californiana può richiedere un risarcimento di 50.000 dollari o l'intero ricavato della vendita, se superiore. Non solo: il passaggio di proprietà fa scattare la revoca automatica di Full Self-Driving, Supercharging gratuito e Premium Connectivity.

Berlina elettrica sportiva di lusso in esposizione in una showroom luminosa, rara auto elettrica da collezione in vendita
Rivenduta a oltre 260.000 dollari, la rarissima Tesla Signature Edition sfida il divieto di rivendita con un sovrapprezzo da 100.000$.

La comunicazione Tesla è inequivocabile:

"If you sell or otherwise transfer the ownership of your Model S or Model X, the remainder of the Recommended Maintenance, Wheel and Tire Protection Plan, and Windshield Protection Plan will transfer automatically to the buyer. The Full Self-Driving (Supervised), Free Supercharging and Premium Connectivity will not transfer."

Significa che il nuovo proprietario — quello che paga 260.000 dollari — riceverà un'auto senza le due funzionalità che ne giustificavano il premium originario, a meno che Tesla non decida di non applicare la clausola. Un'incognita pesante, considerando che in passato l'azienda ha già bloccato il trasferimento del Supercharging illimitato su altri veicoli usati.

Quanto è solida la scommessa da 260.000 dollari?

Il prezzo chiesto da J&S Autohaus è più del doppio di un Model S Plaid standard di pari anno. Il concessionario stesso propone altri quattro esemplari Plaid del 2026 a prezzi compresi tra 149.490 e 155.490 dollari, e versioni base a partire da 110.490 dollari. Il markup è costruito unicamente sulla scarsità: 250 unità, nessuna possibilità di ordinarne una nuova, fine produzione irreversibile — la fabbrica di Fremont è in conversione per costruire robot umanoidi Optimus.

InsideEVs fa notare un precedente poco incoraggiante per chi spera in una rivalutazione: le Signature Edition del 2012, le prime 2.000 Model S mai costruite, oggi si trovano sul mercato dell'usato a meno di 20.000 dollari. Eppure erano auto storicamente più significative — i modelli di lancio del veicolo che ha cambiato la percezione dell'elettrico. Fred Lambert di Electrek, che ne possiede ancora una, stima di non poterci ricavare più di 50.000 dollari.

Il paradosso è tutto qui: un'auto prodotta in piccola serie e invendibile per contratto viene messa in vendita a un premium da collezione, ma perde parte del suo valore reale proprio a causa del contratto che dovrebbe proteggerne l'esclusività. Un acquirente disposto a spendere 260.000 dollari ottiene un Plaid con vernice e badge speciali, ma senza le due feature più distintive, a meno di una trattativa col venditore originale o di un ripensamento di Tesla.

La storia del Model S si chiude con una mossa speculativa estrema. Difficile dire se troverà un compratore: chi può spendere quanto una piccola casa per un'auto elettrica probabilmente ha già ricevuto l'invito da Tesla. Per tutti gli altri, ci sono quattro Plaid nuovi nello stesso concessionario a metà prezzo.

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California esclude Tesla dagli incentivi EV: Rivian e Lucid favorite

Con un programma da 135 milioni di dollari, la California lancia nuovi incentivi per chi acquista un veicolo elettrico per la prima volta, provando a colmare il vuoto lasciato dalla cancellazione del credito d’imposta federale da 7.500 dollari. Le regole, approvate in questi giorni e operative da subito, creano un vantaggio strutturale per Rivian e Lucid — entrambe con sede nello Stato — mentre Tesla resta in gran parte fuori dai benefici più consistenti. Una scelta che premia la bandiera aziendale più che la produzione sul territorio.

Come funziona il nuovo incentivo californiano

Il programma mette a disposizione sussidi immediati, erogati direttamente in concessionaria, senza bisogno di presentare domanda né di aspettare dichiarazioni fiscali. I requisiti principali sono tre:

  • Possono accedere solo gli acquirenti che non hanno mai posseduto un veicolo elettrico.
  • Per le auto nuove il contributo è di 3.500 dollari, per quelle usate di 1.750 dollari.
  • I veicoli nuovi devono avere un prezzo di listino (MSRP) fino a 50.000 dollari; per l’usato il tetto scende a 25.000 dollari.

A questi criteri si aggiunge un’eccezione che cambia gli equilibri del mercato: le case automobilistiche con quartier generale in California sono esentate dal limite di prezzo. I loro veicoli possono accedere agli incentivi indipendentemente dal costo.

L’esenzione per i produttori californiani: chi ci guadagna

La clausola premia due costruttori in particolare. Rivian, con sede a Irvine, e Lucid, basata nella Bay Area, vedono l’intera gamma potenzialmente coperta dai sussidi, anche quando i prezzi superano abbondantemente la soglia di 50.000 dollari.

California approva nuovi incentivi EV che escludono Tesla
Veicoli elettrici in ricarica presso una stazione indoor in un parcheggio sotterraneo. Foto di Jakub Zerdzicki su Pexels
Casa automobilisticaModelloPrezzo base (USD)Sotto il cap di $50.000Con esenzione California
TeslaModel 3 / Model Y (versioni base)sotto $50.000
TeslaModel 3 / Model Y (versioni superiori)sopra $50.000NoNo
RivianR245.000 $Solo versione baseSì, tutte le versioni
LucidAir70.990 $No
LucidGravity79.990 $No

Lucid parte da 70.990 dollari con la berlina Air e da 79.990 dollari con il SUV Gravity: senza l’esenzione resterebbe completamente tagliata fuori dal programma. Rivian, con l’R2 che parte da circa 45.000 dollari, avrebbe la versione d’ingresso idonea, ma perderebbe tutte le configurazioni più ricche. L’esenzione trasforma entrambi i marchi in concorrenti artificialmente più accessibili per i primi acquirenti californiani.

Perché Tesla è rimasta fuori: la questione della sede

Il fattore discriminante non è produttivo, ma societario. Tesla continua a costruire veicoli a Fremont, nella fabbrica che ha rilevato nel 2010 e che per oltre un decennio è stata il cuore industriale del marchio in California. Dal 2021, però, la sede legale è ad Austin, in Texas, dove Elon Musk l’ha trasferita in un clima di crescente conflitto con il governatore Gavin Newsom.

Alcune Model 3 e Model Y con allestimenti sotto i 50.000 dollari restano idonee all’incentivo, ma tutte le versioni che superano quel prezzo — inclusa una fetta significativa della gamma — ne sono escluse. La regola non guarda a dove si producono le auto, ma a dove l’azienda ha piantato la propria bandiera fiscale.

Una competizione riscritta dal codice postale

Senza l’esenzione, Lucid non avrebbe accesso ai fondi e Rivian vedrebbe la propria offerta limitata al modello base. Per Tesla, la perdita dell’incentivo sulle configurazioni più costose di Model 3 e Model Y sposta il confronto con i rivali californiani su un terreno sfavorevole: un acquirente che oggi valuta una Lucid Air o una Rivian R2 ben equipaggiata può contare su 3.500 dollari di sconto diretto, mentre chi sceglie una Tesla analoga per prezzo non riceve nulla. In un mercato come quello californiano, il più grande per veicoli elettrici degli Stati Uniti, il vantaggio rischia di tradursi in quote.

La decisione mostra come la geografia delle sedi legali stia diventando una leva di politica industriale, capace di orientare la competizione fra i costruttori più di quanto non facciano le linee di produzione.

Fonti

Tesla Model Y L sbarca negli USA: 6 posti e prezzi sopra Hyundai e Kia

Tesla ha aperto gli ordini della Model Y L negli Stati Uniti e a Porto Rico il 2 luglio 2026, portando per la prima volta sul mercato americano la versione a passo lungo del suo SUV più venduto. Il prezzo parte da $61.990 per la Launch Series a trazione integrale — circa 16.000 dollari in più rispetto alla Model Y Premium AWD e circa 4.000 dollari in più rispetto alla Model Y Performance (che parte da $57.990). La mossa arriva mentre Tesla cerca di rimpiazzare il vuoto lasciato dall'uscita di scena della Model X e di contrastare l'offensiva coreana nel segmento dei SUV elettrici a tre file.

Cosa cambia nell'abitacolo: sei posti veri, non strapuntini

La Model Y L allunga il passo di 150 mm (5,9 pollici), portandolo a 3.040 mm, e guadagna circa 180 mm in lunghezza totale. Lo spazio extra non serve a stipare una panca da sette posti — la configurazione è 2+2+2 con sedili captain's chair nella seconda fila, riscaldabili e ventilati, con braccioli elettrici e ripiegamento one-touch. La terza fila offre due posti riscaldabili con reclinazione elettrica e attacchi per seggiolini.

Tesla dichiara 89 piedi cubi di spazio bagagliaio, un sistema audio a 19 altoparlanti, vetri acustici migliorati, sospensioni adattive e pneumatici sfalsati per una migliore tenuta. I display sono da 16 pollici nella prima fila e 8 pollici nella seconda, con ricarica wireless raffreddata da 50W e porte di ricarica per tutti i sedili.

L'autonomia EPA è di 325 miglia (circa 523 km) e lo scatto 0-60 mph richiede 4,4 secondi — più veloce della Model Y standard e competitivo con le rivali a tre file, anche se la Model Y L resta tra le più compatte del segmento.

Un SUV a passo lungo per tappare il buco Model X

La Model Y L era già disponibile in Cina da agosto 2025, dove è stata lanciata a un prezzo equivalente di circa 47.000 dollari. Da allora è arrivata anche in Australia, Nuova Zelanda e Sud-est asiatico. Per gli Stati Uniti, gli analisti si aspettavano un listino attorno ai 54.000 dollari, considerando il premium di circa 4.000 dollari che il modello L comanda sulla Y standard nel mercato cinese.

Tesla ha invece scelto la strategia della Launch Series: un allestimento carico e a prezzo pieno, con badge dedicati, tappetini, luci di cortesia sulle portiere, inserti in suede sulla plancia e 12 mesi gratuiti di Full Self-Driving (Supervised) e Supercharging. È lo stesso playbook già usato per altri lanci: spillare prima i clienti più motivati, per poi introdurre versioni più accessibili nei mesi successivi. Le prime consegne sono previste per settembre o ottobre 2026.

SUV elettrico a passo lungo con sei posti su una strada costiera panoramica, veicolo elettrico a tre file dal design aerodinamico
I SUV elettrici a tre file di sedili conquistano il mercato statunitense con modelli dal passo allungato e autonomia superiore ai 500 chilometri.

Il tempismo non è casuale. Tesla ha ufficialmente interrotto la produzione di Model S e Model X nel secondo trimestre 2026, e la Model Y L diventa di fatto l'unica opzione a tre file nel listino americano del marchio — escludendo l'opzione da 7 posti sulla Model Y standard, che resta disponibile a 2.500 dollari ma offre una terza fila molto più sacrificata.

Il prezzo è la vera notizia: il confronto con EV9 e Ioniq 9

ModelloPrezzo base (USD)Autonomia max (miglia)0-60 mphPosti
Tesla Model Y L Launch$61.9903254,4 sec6
Kia EV9$54.900304variabile6-7
Hyundai Ioniq 9$58.955335variabile6-7

A $61.990, la Model Y L Launch Series costa più di qualsiasi versione di Kia EV9 e Hyundai Ioniq 9, entrambe già disponibili con autonomia comparabile o superiore. Il differenziale è ancora più marcato rispetto alla Model Y base a trazione posteriore, che parte da $39.990.

Tesla punta sulla combinazione di accelerazione, rete Supercharger e sul pacchetto tecnologico (FSD incluso per un anno, Grok AI integrato) per giustificare il sovrapprezzo. Ma la domanda vera è cosa succederà quando la Launch Series lascerà il posto alle configurazioni regolari: se il prezzo scenderà verso quei 54.000 dollari attesi dal mercato, la Model Y L diventerà una proposta molto più difficile da ignorare per le famiglie americane.

L'analisi: Tesla testa la fedeltà dei suoi acquirenti

Il lancio della Model Y L arriva in un momento delicato per Tesla. Le consegne globali del secondo trimestre 2026 hanno raggiunto 480.126 unità, polverizzando le stime di Wall Street ferme a 406.000. Il merito è soprattutto di Model 3 e Model Y, che da sole hanno totalizzato 467.762 consegne. Numeri solidi, che però raccontano di un'azienda che sta spremendo al massimo le sue piattaforme esistenti senza introdurre modelli completamente nuovi — il Cybertruck, con le sue 12.364 unità consegnate insieme a Model S e X, non ha sfondato.

In questo scenario, la Model Y L è la mossa più razionale possibile: un derivato a margine più alto che non richiede nuovi investimenti industriali massicci e risponde a una domanda reale del mercato americano. Il rischio è che il prezzo della Launch Series — superiore del 15% alle aspettative degli analisti — allontani proprio le famiglie che Tesla vuole conquistare, spingendole verso Kia e Hyundai che offrono più spazio a meno soldi.

La scommessa è chiara: Tesla sta chiedendo ai suoi clienti più fedeli di pagare un premium per il badge e per l'accesso anticipato, finanziando di fatto il riempimento della pipeline produttiva. Se la domanda reggerà anche dopo l'esaurimento della Launch Series, la Model Y L potrebbe diventare il terzo polo del listino Tesla accanto a Model 3 e Model Y standard. Se invece il mercato punirà il sovrapprezzo, sarà la riprova che nel 2026 la concorrenza ha smesso di rincorrere e ha cominciato a dettare i prezzi.

Fonti

Tesla Q2 2026: 480.126 consegne, +25%. L’Europa guida il rimbalzo

Con 480.126 veicoli consegnati nel secondo trimestre 2026, Tesla surclassa le attese di Wall Street di oltre il 15% e mette a segno un balzo del 25% su base annua. Il miglior secondo trimestre nella storia dell’azienda arriva dopo due anni consecutivi di calo delle vendite e ha un motore chiaro: la domanda europea, esplosa a tripla cifra in mercati come Germania e Norvegia. L’inversione di tendenza è netta, con consegne che superano la produzione e una riduzione delle scorte di 28.000 veicoli.

Un rimbalzo che polverizza le previsioni

Nel secondo trimestre 2025 Tesla aveva consegnato 384.122 veicoli; il dato attuale segna quindi un’accelerazione del 25%. Rispetto ai 358.023 del primo trimestre 2026, l’aumento è del 34%. Il consensus compilato dalla stessa Tesla con 22 analisti (tra cui Wedbush Securities, Morgan Stanley e Barclays) indicava 406.024 unità; le stime più ottimistiche di Goldman Sachs e Barclays arrivavano rispettivamente a 418.000 e 420.000 veicoli. Il risultato finale ha superato anche quelle soglie di oltre 60.000 unità.

La produzione si è fermata a 451.758 veicoli (442.936 Model 3/Y e 8.822 altri modelli), quindi le consegne hanno superato la produzione di circa 28.000 pezzi, consentendo di smaltire l’inventario accumulato nei mesi precedenti. Il precedente record per un secondo trimestre era di 466.140 unità nel 2023; il primato assoluto resta quello del Q3 2025 (497.099), trainato dalla corsa all’ultimo credito d’imposta federale USA.

Model 3 e Model Y dominano, ma è l’Europa il vero motore

La coppia Model 3 e Model Y ha totalizzato 467.762 consegne, pari al 97% del totale. Gli “altri modelli” (Model S, Model X e Cybertruck) hanno contribuito con 12.364 unità. La spinta decisiva arriva dal Vecchio Continente: nei primi cinque mesi del 2026, secondo i dati ACEA, le immatricolazioni Tesla nell’Unione Europea hanno raggiunto 89.180 unità, il 77% in più rispetto alle 50.309 dello stesso periodo 2025. Solo a maggio 2026 le vendite UE hanno toccato 21.767 esemplari.

Tra i mercati nazionali spiccano la Germania (5.111 immatricolazioni a maggio, +322% anno su anno) e la Norvegia, dove Tesla è diventata il marchio più venduto in assoluto con 3.222 unità e una quota del 16,5%. A favorire la ripresa hanno contribuito incentivi governativi, l’elettrificazione accelerata delle flotte aziendali e un temporaneo rialzo dei prezzi dei carburanti. Anche l’attenuarsi della reazione negativa dei consumatori rispetto all’attivismo politico del CEO Elon Musk, evidente nel 2025, sembra aver giocato un ruolo.

Sul fronte produttivo, la Gigafactory di Berlino-Brandeburgo si prepara ad aumentare la capacità settimanale della Model Y dalle attuali 5.000 unità a 7.500 entro ottobre 2026. La Cina, nonostante la concorrenza aggressiva di BYD, ha contribuito positivamente grazie al lancio della Model Y rinnovata.

Auto elettriche moderne in ricarica in un'autostrada europea illuminata dal sole, veicoli a zero emissioni nel paesaggio primaverile
La domanda europea di auto elettriche esplode in Germania e Norvegia e spinge le consegne Tesla al record storico nel secondo trimestre 2026.

Nord America ancora in ombra

Dall’altra parte dell’Atlantico lo scenario resta più difficile. I consumatori statunitensi si stanno spostando verso i veicoli ibridi in un contesto di incertezza economica, mentre la scadenza del credito d’imposta federale di 7.500 dollari (avvenuta il 30 settembre 2025) ha ridotto la domanda di auto completamente elettriche. Le frizioni legate alle posizioni politiche di Musk continuano a pesare sul sentiment di una parte del pubblico, ma il recupero europeo suggerisce che quegli effetti si stiano gradualmente attenuando.

Energia e investimenti per il futuro

La divisione energy storage ha registrato un altro trimestre solido con 13,5 GWh di batterie distribuite, in crescita del 40% rispetto ai 9,6 GWh del Q2 2025, anche se leggermente sotto le attese degli analisti (13,8 GWh). La liquidità generata dal core business automobilistico contribuirà a finanziare gli oltre 25 miliardi di dollari di spese in conto capitale previsti per il 2026, quasi il triplo dell’anno precedente. Le priorità dichiarate includono l’avvio della produzione del Cybercab (il robotaxi senza volante né pedali), il potenziamento del Tesla Semi, lo sviluppo del robot umanoide Optimus e l’espansione del servizio di robotaxi, dopo i test su strada avviati ad Austin il 30 giugno scorso.

Il vero significato del trimestre: tre segnali oltre i numeri

Il sorpasso delle stime è importante, ma la struttura del rimbalzo lo è ancora di più. Il superamento della produzione da parte delle consegne di 28.000 unità (pari a circa il 5,9% della produzione trimestrale) indica una domanda reale, non drogata da sconti aggressivi per svuotare i magazzini. È l’opposto di quanto accaduto nel Q1 2026, quando l’eccesso di produzione aveva gonfiato le scorte.

Un secondo segnale arriva dal confronto con BYD: la casa cinese ha consegnato 557.090 veicoli elettrici nel Q2 2026, ma il gap con Tesla si è ridotto a 77.000 unità, contro le oltre 220.000 di un anno fa. In dodici mesi Tesla ha recuperato circa 143.000 unità di distacco, un’inversione di traiettoria che ridisegna l’equilibrio competitivo nel breve termine.

Per chi segue il settore, la lezione è che il mercato europeo si sta rivelando molto più elastico del previsto, mentre la debolezza americana non è generalizzata ma concentrata in una fase di transizione tecnologica. Se la produzione di Berlino raggiungerà i target annunciati, la seconda metà del 2026 potrebbe consolidare il recupero senza dover dipendere da nuovi tagli dei prezzi.

Il rimbalzo del Q2 non è solo un rimbalzo statistico: è la prova che la domanda europea può compensare la frenata americana e che Tesla ha ancora spazio per crescere con la gamma attuale mentre prepara il salto verso l’autonomia. Il vero banco di prova sarà la capacità di mantenere questo ritmo nei prossimi trimestri, ora che le scorte sono state riassorbite.

Fonti

Tesla Cybercab senza volante: al via i test su strada ad Austin. La sfida a Waymo entra nel vivo

Tesla ha avviato i test su strada dei primi esemplari di produzione del Cybercab senza volante né pedali ad Austin, Texas. L’annuncio arriva il 30 giugno 2026 con un video di 27 secondi pubblicato su X, che mostra il veicolo in marcia con un supervisore seduto sul sedile anteriore destro — non un passeggero, perché in questa versione entrambi i posti lo sono. È il segnale più concreto che la commercializzazione del robotaxi progettato da zero per la guida autonoma sta entrando in una fase operativa, ma il divario con chi già muove 500.000 corse pagate a settimana (Waymo) resta misurabile in mesi, forse anni.

Cosa mostrano i video e cosa manca ancora

Le unità avvistate finora sulle strade americane avevano volante, pedali e leve tradizionali — un obbligo normativo che aveva fatto dubitare del progetto originale. Con l’adeguamento degli standard federali annunciato dalla NHTSA, che elimina la necessità del pedale del freno nei veicoli autonomi, Tesla può ora testare la versione definitiva.

L’amministratore NHTSA Jonathan Morrison ha inquadrato così il cambio di passo:

«Siamo sull’orlo della più grande rivoluzione tecnologica nei veicoli dall’innovazione del Model T. Se vogliamo che l’America guidi la strada, dobbiamo ripensare il nostro quadro normativo. Ecco perché sotto l’AV Framework del Segretario Sean Duffy, NHTSA sta abbattendo barriere inutili ai design innovativi, rafforzando al contempo i requisiti fondamentali di sicurezza e responsabilizzando gli sviluppatori di veicoli autonomi.»

Il video diffuso ieri mostra un veicolo che circola nel traffico di Austin con nessuno al posto di guida — del resto non esiste — e una persona con funzione di monitor di sicurezza sul sedile accanto. Non è un servizio driverless: è un test ingegneristico con supervisione umana a bordo.

Cosa sappiamo delle specifiche tecniche

Il Cybercab non è più un prototipo misterioso. I dati del filing EPA, ripresi da Electrek, restituiscono un’auto insolitamente leggera ed efficiente:

SpecificaValore
Peso3.113 lbs (circa 1.412 kg)
Potenza motore219 HP
Capacità batteria48 kWh
Efficienza energetica165 Wh/mi
Prezzo target25.000–30.000 dollari

Con 165 Wh per miglio, il Cybercab è il veicolo elettrico più efficiente mai costruito da Tesla. Il prezzo sotto i 30.000 dollari — Musk ha recentemente indicato circa 25.000 dollari durante le call sugli utili — cambierebbe l’economia unitaria del ride-hailing autonomo, se e quando il software sarà pronto.

Robotaxi elettrico autonomo senza volante percorre una strada assolata di Austin in una giornata luminosa, guida autonoma in test su strada
Il Tesla Cybercab senza volante inizia i test su strada ad Austin, portando la guida autonoma in un contesto urbano reale.

Perché il Cybercab è diverso: nessun volante anche per i clienti privati

Un dettaglio emerso dalla guida per soccorritori pubblicata nel weekend chiarisce la strategia: Tesla non ha intenzione di vendere Cybercab con comandi manuali al pubblico. Qualsiasi unità con volante e pedali è classificata come veicolo ingegneristico o di test, omologato SAE Livello 2. Il modello di produzione è pensato solo per operare a Livello 4, senza intervento umano.

Questo crea una differenza strutturale rispetto ai robotaxi commerciali attuali. Sia i veicoli Tesla attualmente in servizio ad Austin (Model Y con Full Self-Driving) sia quelli di Waymo mantengono volante e pedali come ridondanza. Anche Zoox, che ha lanciato robotaxi senza comandi tradizionali, può contare su un centro di controllo remoto — opzione meno praticabile se Tesla vende davvero i Cybercab a privati. Se un sensore si danneggia o il software va in blocco, chi sposta l’auto?

Il punto è aperto. Nel video del 30 giugno, il supervisore siede a destra e non è chiaro se e come possa intervenire fisicamente sul veicolo. L’ipotesi di un controller collegabile o di un’interfaccia touchscreen per manovre a passo d’uomo non è confermata da nessuna delle fonti disponibili.

La distanza da Waymo e il nodo software

Mentre Tesla avvia i test del suo primo Cybercab di produzione con un supervisore a bordo, Waymo gestisce già circa 500.000 corse completamente driverless a settimana negli Stati Uniti — il doppio rispetto a meno di un anno fa — e punta a un milione entro fine 2026. Sono veicoli senza nessuno dentro, assistiti da remoto, non da monitor in auto o da macchine inseguitrici.

Tesla ha lanciato il suo servizio Robotaxi ad Austin a giugno 2025, usando Model Y con software FSD e una progressione graduale: prima un dipendente sul sedile passeggero, poi spostato al posto guida a settembre 2025, quindi rimosso dall’auto (ma ancora presente su veicoli inseguitori) da gennaio 2026. Oggi solo una manciata di veicoli opera senza supervisore in Texas.

Il Cybercab, per quanto avanzato come hardware, utilizza lo stesso stack software dei Model Y già in servizio. La vera incognita non è la capacità di Tesla di costruire l’auto — la prima unità senza sterzo è uscita dalla linea il 17 febbraio 2026; Tesla ha confermato l’avvio della produzione nella earnings call di Q1 ad aprile — ma se il Full Self-Driving sia pronto per operare senza nessuno dentro, su larga scala.

Il prossimo passo sarà l’annuncio delle prime corse pubbliche con Cybercab. L’estate 2026, scrive Teslarati, «dovrebbe essere piena di aspettative».

Fonti

Tesla FSD sotto inchiesta federale dopo il crash mortale in Texas

Un'auto con il Full Self-Driving attivo ha sfondato a 73 mph la facciata di una casa residenziale a Katy, Texas, uccidendo una donna di 76 anni che si trovava in salotto. Tesla ha confermato che il sistema era in uso e ha addossato la colpa al conducente. Il verdetto da 243 milioni di dollari emesso nell'agosto 2025 da una giuria federale di Miami — per un caso strutturalmente simile — dimostra però che scaricare sul guidatore non chiude la questione.

Il crash del 20 giugno e chi ne è rimasto vittima

Martha Avila Mantilla, 76 anni, si trovava nella stanza sul davanti della sua casa in Rose Hollow Lane quando la Tesla ha sfondato la parete in mattoni. Un testimone presente nelle vicinanze ha stimato la velocità tra 60 e 70 mph: più del doppio di quella massima registrata dai dati del veicolo, che indica 73 mph, e oltre il doppio del limite legale texano di 30 mph in area residenziale. Avila Mantilla è morta dopo il trasferimento d'urgenza in ospedale. La casa è stata dichiarata inagibile e la famiglia — due genitori, tre bambini piccoli e Avila Mantilla, che viveva lì dalla nascita del primo nipote — si trova ora in una sistemazione temporanea.

Il conducente, Michael Butler, 44 anni, ha dichiarato agli agenti della Harris County Sheriff's Office che il veicolo era in modalità Autopilot al momento dell'impatto. Non risultava intossicato e collaborava con le autorità. Al 20 giugno 2026 non erano state avanzate accuse formali.

Una discrepanza tra le fonti riguarda il modello coinvolto: Electrek e TeslaRati lo identificano come una Tesla Model 3, CleanTechnica come una Model Y. L'identificazione definitiva emergerà dai registri dell'indagine NHTSA.

La difesa di Tesla: "Pedale al 100%, conducente che ha sovrascritto il sistema"

Il 22 giugno 2026, Ashok Elluswamy, Head of AI di Tesla, ha pubblicato i dati del veicolo: il conducente "manually overrode self-driving by pressing the accelerator all the way to 100% of the accel pedal in this residential area." La velocità massima registrata è stata 73 mph, e il pedale dell'acceleratore era ancora a fondo corsa anche dopo l'urto contro la casa.

Il CEO Elon Musk aveva già anticipato questa linea il lunedì precedente, sostenendo che "FSD drives slowly through neighborhood streets and this was a high-speed crash." La dichiarazione di Elluswamy ha poi finito per ammettere ciò che Musk voleva smentire: il Full Self-Driving era attivo in quel momento.

Tesla FSD sotto inchiesta federale per incidente mortale in Texas
Interno di un'auto elettrica con schermo tattile e design moderno. Foto di Vladimir Srajber su Pexels

L'analisi editoriale di Electrek, che va attribuita come tesi interpretativa e non come fatto accertato, indica il meccanismo più probabile: Butler era "fuori dal loop" mentale perché FSD stava guidando; all'avvicinarsi di una curva, il sistema ha fatto qualcosa di imprevisto; nel tentativo di correggere, il conducente ha premuto l'acceleratore invece del freno. La pressione prolungata del pedale — ancora attiva dopo l'impatto — è coerente con il comportamento da panico noto come "pedal misapplication": la situazione non è una smentita del coinvolgimento del sistema, ma una possibile descrizione di come il sistema ha contribuito a generarla.

Il precedente Florida, l'indagine NHTSA e il quadro normativo

La NHTSA ha aperto una Special Crash Investigation sull'incidente: acquisirà autonomamente l'event data recorder e i log di bordo, indipendentemente da quanto Tesla ha già diffuso pubblicamente. Il dettaglio non è formale: nel caso Florida, Tesla aveva dichiarato agli avvocati della vittima che i dati del crash non esistevano, fino a quando un ricercatore indipendente non ha recuperato il "collision snapshot" automaticamente caricato sui server dell'azienda.

L'indagine si inserisce in un contesto normativo già sotto pressione. Nel marzo 2026, la NHTSA aveva elevato la propria analisi su FSD a Engineering Analysis — l'ultimo step formale prima di un possibile ordine di richiamo — coprendo circa 3,2 milioni di Tesla Model 3 prodotte tra il 2017 e il 2026. Una valutazione separata coinvolge circa 2,88 milioni di Tesla per comportamenti scorretti del FSD, tra cui attraversamento di semafori rossi e invasione della corsia opposta.

Il precedente legale più diretto è il verdetto Florida dell'agosto 2025: una giuria federale di Miami ha condannato Tesla a pagare 243 milioni di dollari per la morte di Naibel Benavides Leon, investita nel 2019 in un incrocio a T nei Florida Keys da una Tesla con Autopilot attivo. La giuria ha attribuito il 67% della responsabilità al conducente George McGee e il 33% a Tesla, giudicando che il marketing e i sistemi di monitoraggio del guidatore dell'azienda avessero generato una fiducia eccessiva nelle capacità del sistema. Un giudice federale ha confermato la sentenza nel febbraio 2026.

Analisi: il 33% vale più della percentuale

Un calcolo diretto dai dati del caso Florida chiarisce la portata del rischio legale. Il verdetto totale era di 243 milioni di dollari; la quota attribuita a Tesla al 33% corrisponde a circa 80 milioni di dollari, riconosciuti non per un difetto meccanico diretto ma per aver progettato un sistema che produce complacenza nel guidatore. La dinamica descritta a Katy — pedal misapplication durante un'operazione FSD — è strutturalmente analoga: se una giuria applica la stessa logica, il "sovrascrivimento volontario" del conducente non esclude la responsabilità dell'azienda.

Sia Autopilot che FSD (Supervised) sono sistemi di Livello 2: richiedono un guidatore attento, pronto a intervenire in qualsiasi momento. La contraddizione irrisolta è che il loro funzionamento corretto porta esattamente all'opposto — il guidatore smette di prestare attenzione attiva, ed è più lento e meno preciso nel mezzo secondo in cui l'intervento è davvero necessario.

Con 3,2 milioni di veicoli già sotto Engineering Analysis, l'incidente di Katy è il tipo di evento concreto che può trasformare una procedura preliminare in un ordine di richiamo formale. Il dato NHTSA che conta non è quello che Tesla ha pubblicato su X, ma quello che l'agenzia leggerà direttamente dal registratore di bordo.

Fonti

Electrify America Santa Barbara: ricarica 350 kW con 1,9 MW di storage

Venti colonnine ultrarapide da 350 kW ciascuna, alimentate da una batteria da 1,9 megawatt: la stazione aperta da Electrify America il 18 giugno 2026 nel centro di Santa Barbara è il banco di prova più ambizioso finora realizzato dalla compagnia. Il punto non è la velocità — 350 kW non è una novità — ma l'integrazione su scala pubblica tra ricarica ad alta potenza e accumulo energetico, una combinazione che permette di portare infrastruttura Hyper-Fast dove la rete locale non reggerebbe il picco da sola.

Un hub nel cuore della città, sul sito dell'ex terminal Greyhound

La stazione sorge al 36 West Carrillo Street, nell'area dell'ex deposito degli autobus Greyhound, in pieno centro a Santa Barbara. È il secondo punto Electrify America in città — il primo si trova al 3790 State Street — e il quarto hub large-format in California, dopo Santa Monica, San Diego e San Francisco.

La categoria "large-format" indica stazioni con almeno 20 stalli attivi in contemporanea. Con questa densità, i tempi di attesa si azzerano o si riducono drasticamente anche durante i picchi di utilizzo. Sotto condizioni ottimali, un veicolo compatibile può recuperare 20 miglia di autonomia al minuto di ricarica.

Come funziona il sistema di accumulo da 1,9 MW

Il cuore della stazione non è la velocità delle colonnine ma la batteria. Il sistema di accumulo da 1,9 megawatt — il più grande mai installato da Electrify America in un sito pubblico — assorbe energia dalla rete nei momenti di bassa domanda, o quando la generazione da fonti rinnovabili è abbondante, e la eroga nei momenti di punta quando più veicoli caricano in contemporanea.

Rob Barrosa, Presidente e CEO di Electrify America, ha illustrato la logica dell'investimento: "Questa stazione di grande formato mostra la prossima evoluzione dell'infrastruttura di ricarica, combinando ricarica ad alta potenza con sistema di accumulo energetico integrato per offrire capacità affidabile su scala. Incorporando tecnologia di stoccaggio avanzata, siamo in grado di portare la ricarica Hyper-Fast in luoghi che tradizionalmente erano difficili da servire, rendendo allo stesso tempo facile per i clienti integrare la ricarica nelle loro routine quotidiane nel cuore del centro di Santa Barbara."

L'equilibrio tra potenza nominale installata e capacità di accumulo determina la stabilità reale del sito. I 20 caricatori da 350 kW producono una potenza di picco teorica di 7 MW (20 × 350 kW): la batteria da 1,9 MW copre circa il 27% di quel picco, funzionando come polmone per assorbire gli scatti di domanda senza sovraccaricare l'alimentazione urbana locale. Non sostituisce la rete, ma ne ammortizza le variazioni — un vantaggio critico in un'area ad alta densità come il centro di Santa Barbara.

Santa Barbara: stazione di ricarica ultrarapida da 350 kW con sistema di accumulo integrato
Donna che ricarica un veicolo elettrico presso una stazione di ricarica. Foto di Gustavo Fring su Pexels

Connettori CCS oggi, NACS in arrivo nell'estate 2026

Al momento dell'apertura tutti e 20 i caricatori montano connettori CCS. I veicoli equipaggiati con porta NACS — tra cui quelli di Tesla, Rivian e Cadillac — necessitano di un adattatore per ricaricare. Electrify America ha annunciato la conversione di alcune colonnine al formato NACS entro l'estate 2026, nell'ambito del proprio programma pilota già avviato in altri siti.

La scelta di aprire in CCS e aggiornare successivamente accelera la messa in servizio: l'attesa del completamento della retroffittura avrebbe posticipato la disponibilità pubblica dello hub.

Il contesto: rete nazionale e California in testa

Con questa apertura, Electrify America gestisce 1.149 stazioni DC fast charging in 47 stati e nel Distretto di Columbia, per un totale di oltre 5.700 porte di ricarica rapida. La California è già il primo stato per numero di veicoli elettrici e per infrastruttura di ricarica a livello nazionale.

La senatrice Monique Limón, Presidente pro Tempore del Senato della California, ha inquadrato l'apertura in una prospettiva più ampia: "Con i prezzi della benzina che continuano a pesare sulle famiglie lavoratrici, passare all'elettrico è una questione di risparmio. Espandendo la rete di ricarica pubblica, stiamo rendendo più facile per i californiani scegliere un veicolo che costa significativamente meno da rifornire e mantenere. Il nostro obiettivo legislativo è semplice: rendere la scelta più pulita quella più facile e conveniente per ogni automobilista nello stato."

Il modello replicabile: dove conta davvero il 27% di buffer

Il dato che vale la pena pesare non è la taglia della batteria in assoluto, ma il rapporto che crea con la potenza nominale. Il 27% di copertura del picco teorico non è un numero casuale: serve a gestire gli scatti improvvisi di domanda in un contesto urbano dove l'ampliamento della capacità di rete richiede anni e investimenti infrastrutturali separati.

Lo stesso blueprint è già presente nelle stazioni di Santa Monica, San Diego e San Francisco, ma a Santa Barbara viene applicato per la prima volta con un sistema di accumulo di questa taglia. Se i dati operativi confermeranno la stabilità, la logica della batteria come abilitatore di siti "difficili" — centri storici, aree con vincoli di rete, contesti ad alta densità urbana — diventa il vero argomento per replicarlo altrove negli USA.

Fonti

Tesla Cybercab: l’EPA svela batteria 48 kWh, 219 CV e ~293 miglia reali

La certificazione EPA del 26 maggio 2026 trasforma il Tesla Cybercab da prototipo a veicolo legalmente immesso nel commercio statunitense. I documenti depositati all'agenzia federale rivelano per la prima volta le specifiche complete del robotaxi: batteria da 47,6 kWh, motore da 219 CV e un'autonomia reale stimata intorno alle 293 miglia. Non è un'auto progettata per l'accelerazione: ogni numero dei documenti EPA riflette una sola priorità, il costo per miglio più basso possibile.

Le specifiche ufficiali dal documento EPA

I documenti (test group TTSLV00.0L1A, certificato il 26 maggio 2026) forniscono la fotografia tecnica più completa mai pubblicata sul Cybercab:

ParametroValore
MotoreAC magnete permanente, trazione anteriore
Potenza163 kW / 219 CV
BatteriaLitio-ioni, 47,6 kWh (146 Ah a 326V)
Peso a vuoto3.113 libbre (≈ 1.412 kg)
GVWR3.730 libbre
Carico utile617 libbre
Autonomia lab (combinata)418,2 miglia
Autonomia lab (autostrada)375,4 miglia
Efficienza165 Wh/mi
Prezzo targetsotto 30.000 dollari

La certificazione copre gli standard Federal Tier 3 Bin 0, California ZEV e ILEV — valida anche per gli stati che adottano gli standard californiani ai sensi della Sezione 177 del Clean Air Act. La data di introduzione nel commercio è 29 maggio 2026, già trascorsa.

L'autonomia reale: perché si arriva a 293 miglia

Il valore di 418,2 miglia è il risultato grezzo del test EPA Multi-Cycle, condotto in condizioni di laboratorio ottimali. L'agenzia impone un fattore correttivo standard di 0,7 per tradurre quel numero in autonomia reale — climatizzazione, guida variabile, temperature — portando la stima a circa 293 miglia (418,2 × 0,7). Un dirigente Tesla aveva già indicato circa 300 miglia come obiettivo: i documenti confermano quella stima.

Un calcolo interno rafforza la coerenza del dato: dividendo la capacità del pacco — 47.600 Wh — per l'efficienza certificata di 165 Wh/mi si ottengono circa 288 miglia, quasi identico alle 293 miglia EPA aggiustate. Le due misurazioni, condotte separatamente, convergono sullo stesso risultato.

L'energia prelevata dalla rete per una ricarica completa è 53,365 kWh, circa il 12% in più rispetto alla capacità nominale. La differenza copre le perdite del caricatore di bordo — e il Cybercab usa la ricarica wireless a induzione come metodo principale, generalmente meno efficiente di quella via cavo.

Tesla Cybercab EPA-Certificato: Batteria 48 kWh, 219 HP, Autonomia Competitiva
Auto elettrica in carica su una strada di Bucharest. Foto di Florian Avramescu su Pexels

La scelta di 48 kWh: efficienza come strategia industriale

La batteria da 48 kWh è piccola per scelta deliberata. Per un robotaxi che copre decine di corse brevi al giorno — spesso di cinque o dieci miglia — un pacco più compatto consente cicli di ricarica più rapidi, riduce il costo dei materiali e abbassa il prezzo finale del veicolo, obiettivo dichiarato sotto i 30.000 dollari. L'efficienza da 165 Wh/mi — la più alta mai certificata per un veicolo elettrico, superiore a quella della Lucid Air Pure — compensa la capacità ridotta in termini di autonomia utile.

Il motore da 219 CV sembra eccessivo per la guida urbana, ma la logica è di rendimento: un motore più grande che lavora a basso carico opera nel punto ottimale della sua curva di efficienza. La trazione anteriore — insolita per Tesla — elimina il retrotreno motorizzato, semplificando produzione e manutenzione di flotta.

Il peso: più leggero tra gli EV, più pesante del previsto per un biposto

Con 3.113 libbre a vuoto, il Cybercab è il veicolo elettrico più leggero oggi disponibile sul mercato americano — il Chevrolet Bolt pesa circa 3.800 libbre. Ma confrontato con le auto convenzionali a due posti racconta una storia diversa: una Honda Civic a quattro porte pesa circa 2.877 libbre, una Mazda MX-5 Miata si ferma a 2.341 libbre.

Electrek identifica la componente principale: il pacco batterie da 47,6 kWh, con densità specifica di 154 Wh/kg, pesa circa 680 libbre da solo. L'hardware per la guida autonoma — telecamere, moduli di calcolo, cablaggi dedicati — aggiunge massa che un'auto convenzionale non porta. Il carico utile risultante è 617 libbre: sufficiente per due passeggeri con bagaglio, senza margini abbondanti.

Certificato e in produzione, ma non ancora su strada pubblica

La produzione è avviata a Giga Texas con obiettivi di centinaia di unità settimanali. Tesla opera già servizi robotaxi — supervisionati e non supervisionati — nelle città texane di Austin, Dallas e Houston. Tesla ha aggirato il tradizionale limite di 2.500 veicoli in esenzione tramite autocertificazione FMVSS, estendendo la platea dei test su strada. Con costi operativi proiettati tra 0,20 e 0,40 dollari per miglio a regime, il modello economico è definito sulla carta.

Il vincolo rimasto è uno: l'approvazione della guida autonoma non supervisionata richiede iter stato per stato, indipendenti dalla certificazione EPA. L'ostacolo delle emissioni è rimosso. Manca ancora l'approvazione che conta davvero: quella per operare senza conducente su strade pubbliche a livello nazionale.

Fonti

BYD Flash Charger da 1,5 MW in Europa: 3.000 stazioni entro il 2027

I primi Flash Charger BYD sono operativi in Germania e nel Regno Unito da giugno 2026. Con 1.500 kW per singolo connettore — il triplo dei 500 kW del Supercharger V4 di Tesla — il produttore cinese porta in Europa una delle soluzioni di ricarica pubblica più potenti attualmente disponibili. Il nodo è la scala: Tesla conta già oltre 20.000 stalli sul continente, mentre BYD punta a 3.000 stazioni entro il 2027 partendo da quasi zero.

Cinque minuti per caricare: i dati tecnici del Flash Charging

Il sistema Flash Charging segue la filosofia aziendale "Ready in 5, Full in 9". I tempi dichiarati per auto equipaggiate con la Blade Battery 2.0 sono:

  • dal 5% al 70% di carica in 5 minuti
  • dal 10% al 97% in circa 9 minuti
  • dal 20% al 97% in circa 12 minuti anche a -30°C

Il DENZA Z9GT — presentato presso la sede BYD di Uxbridge nel Regno Unito — è l'unico modello disponibile in Europa capace di sfruttare la piena potenza, con un'autonomia WLTP di 372 miglia. Una sessione da 5 minuti aggiunge 223 miglia di percorrenza; una da 9 minuti ne aggiunge 323 miglia. Il prezzo è di €115.000.

Vale segnalare una discrepanza tra le fonti: Electric Cars Report indica che il ciclo da 5 minuti parte dal 5% di carica, mentre InsideEVs lo descrive con partenza al 10%. I tempi complessivi restano coerenti con le specifiche dichiarate, ma la differenza sui valori di ingresso è reale.

Batterie integrate per evitare potenziamenti della rete

Ogni stazione Flash Charger integra un sistema di accumulo a batteria che si ricarica nelle fasce orarie di bassa domanda e rilascia energia ai veicoli connessi. Gestire punte di 1.500 kW in un singolo punto di ricarica richiederebbe altrimenti interventi sulla rete di distribuzione locale; questo approccio li rende non necessari e accelera il dispiegamento.

BYD lancia rete di ricarica flash 1.5 MW in Europa
Auto elettrica in ricarica presso una stazione contemporanea in città. Foto di 04iraq su Pexels

BYD sostiene che acquistare energia fuori picco consente anche di contenere i costi di ricarica a vantaggio dei clienti. La struttura fisica del caricatore riflette la stessa logica di accessibilità: forma a T con cavi verticali su rotaia, adattabili a qualsiasi posizione della presa senza che i cavi tocchino il suolo.

3.000 stazioni in Europa entro il 2027, poi il Canada

I piani confermati prevedono oltre 3.000 stazioni in Europa, di cui circa 300 nel solo Regno Unito entro fine 2027. Messo in prospettiva: 3.000 Flash Charger corrisponderebbero al 15% degli stalli Tesla attualmente presenti sul continente (20.000+), ma con potenza per connettore tre volte superiore al V4.

Dopo l'Europa, il Canada. Un annuncio di lavoro su LinkedIn ha evidenziato la ricerca di un responsabile per il lancio della rete Flash Charging in Canada, in un contesto favorevole: il governo canadese ha ridotto i dazi sui veicoli costruiti in Cina e fissato una quota annua di importazione di 49.000 unità.

La compatibilità è il vero collo di bottiglia

La rete Flash Charger accetta qualsiasi auto con presa CCS2, ma solo i veicoli con la Blade Battery 2.0 accedono alla potenza piena di 1,5 MW. Il DENZA Z9GT è oggi l'unica referenza venduta in Europa in questa condizione — a €115.000.

Per chi guida le auto elettriche più diffuse, la rete BYD offrirà inizialmente velocità di ricarica rapida ma non eccezionali rispetto alle alternative esistenti. Il vantaggio competitivo del Flash Charging diventerà rilevante per un pubblico più ampio quando BYD porterà la Blade Battery 2.0 su modelli a prezzi più accessibili.

Fonti

GM attiva il V2G su 250.000 auto esistenti senza hardware aggiuntivo

Le auto elettriche di General Motors possono già restituire energia alla rete elettrica. Il 9 giugno 2026, durante un evento a San Francisco, GM ha annunciato l'attivazione della capacità vehicle-to-grid per i clienti esistenti senza richiedere alcun dispositivo aggiuntivo: il nodo non è più tecnologico, ma burocratico e tariffario. Con oltre 250.000 veicoli bidirezionali già circolanti negli Stati Uniti, la risorsa di stoccaggio distribuito più grande del paese è pronta in garage, in attesa che utility e regolatori la abilitino davvero.

250.000 veicoli che potrebbero alimentare 120.000 case

GM stima che la capacità combinata dei suoi 250.000 veicoli bidirezionali attualmente sulle strade americane sia teoricamente sufficiente a fornire energia a 120.000 abitazioni medie negli USA per un'intera settimana. Non è uno scenario futuro: queste auto sono già nelle mani dei clienti. L'annuncio del 9 giugno riguarda l'attivazione via software di una funzionalità che esisteva nell'hardware ma non era ancora accessibile agli utenti finali.

Il dato consente un calcolo diretto: dividendo le 120.000 abitazioni alimentabili per i 250.000 veicoli bidirezionali, ogni auto GM copre in media circa il 48% del fabbisogno energetico settimanale di un'abitazione americana. È una misura concreta di quanto ogni singolo proprietario potrebbe contribuire alla stabilità della rete.

Questa prospettiva si allinea con quanto rilevato dall'Agenzia Internazionale dell'Energia, che ha identificato il V2G come la tecnologia capace di offrire la maggiore flessibilità oraria rispetto a qualsiasi altra presa in esame. Lo scenario "Stated Policies" dell'IEA prevede 250 milioni di veicoli elettrici in circolazione globalmente entro il 2030: se anche una frazione di quella flotta diventasse bidirezionale attiva, l'impatto sui picchi di domanda — e sugli investimenti necessari per espandere la rete — potrebbe essere rilevante.

I piloti già in corso: California e Michigan

GM non si ferma alle proiezioni. In California, l'accordo operativo con PG&E proietta 52.000 veicoli GM in programmi di bilanciamento della rete entro il 2030. In Michigan, la collaborazione con DTE Energy usa abitazioni di dipendenti GM come banco di prova reale, simulando esattamente lo scenario che vivrebbe un cliente finale.

La pressione sulla rete è concreta: ondate di calore, eventi meteorologici estremi e la domanda crescente dei data center stanno spingendo i gestori ai limiti operativi. GM ha inviato una lettera aperta a utility e regolatori, delineando tre leve pratiche per accelerare la partecipazione:

General Motors abilita vehicle-to-grid per auto esistenti: nessun hardware aggiuntivo
Auto elettrica in ricarica, dettaglio del punto di connessione. Foto di Rathaphon Nanthapreecha su Pexels
  • Iscrizioni semplificate ai programmi di ricarica gestita e alle tariffe time-of-use, con educazione dei clienti sui benefici
  • Tariffe aggiornate che riconoscano un compenso ai proprietari per l'energia ceduta durante i picchi di domanda
  • Iter di interconnessione snelliti per i caricatori bidirezionali, eliminando procedure burocratiche sproporzionate

Un veicolo che contribuisce al bilanciamento della rete durante i picchi potrebbe arrivare a compensare, almeno parzialmente, i propri costi operativi: è il modello di allineamento economico che GM indica come chiave per l'adozione su larga scala.

Cosa serve per usare il V2G: i costi reali

La dicitura "senza hardware aggiuntivo" va letta con precisione. GM ha abilitato la bidirezionalità via software su veicoli già dotati dell'elettronica necessaria, ma chi vuole sfruttarla per alimentare la propria abitazione deve installare un sistema V2H (vehicle-to-home) compatibile. Il bundle professionale ha un costo dichiarato di circa 8.000 dollari, cui si aggiungono tra 2.000 e 7.000 dollari per l'installazione professionale, per un totale indicativo tra 10.000 e 15.000 dollari comprensivo del caricatore Level 2.

Chi punta anche all'autonomia energetica domestica completa — per quando l'auto è in giro — deve considerare l'acquisto di una batteria stazionaria GM, il cui prezzo oscilla tra 7.000 e 19.000 dollari aggiuntivi. Il benchmark alternativo è un sistema Generac per backup domestico completo, che costa tra 10.000 e 14.000 dollari: la differenza concettuale è che il V2H sfrutta una risorsa già acquistata — la batteria dell'auto — anziché acquisirne una dedicata. Per la maggior parte degli acquirenti, la convenienza dipenderà dalla disponibilità di programmi di sussidio delle utility.

La capacità è disponibile su tutta la gamma GM, incluso il modello più accessibile. Tra i 12 veicoli esposti all'evento, c'era anche la 2027 Chevrolet Bolt, equipaggiata con batteria LFP (litio-ferro-fosfato), autonomia di 262 miglia utilizzabile al 100% ogni giorno e ricarica da 10% a 80% in 26 minuti a una potenza massima di 150 kW — quasi tre volte più rapido rispetto ai 73 minuti del modello precedente.

Il vero ostacolo non è nell'auto

250.000 veicoli bidirezionali già in circolazione formano una centrale distribuita già costruita e già pagata dai proprietari. Il collo di bottiglia non è la tecnologia: è la velocità con cui utility e regolatori riusciranno a progettare tariffe adeguate, semplificare le interconnessioni e creare incentivi economici reali.

Il percorso ricorda, per certi aspetti, la traiettoria del fotovoltaico residenziale: anche lì il costo dell'hardware è sceso rapidamente, ma la diffusione di massa ha accelerato solo quando le utility hanno adottato meccanismi di incentivazione funzionanti. Il V2G parte da una posizione potenzialmente migliore — l'hardware è già distribuito — ma richiede la stessa evoluzione normativa.

GM stessa riconosce che la realizzazione piena del progetto richiederà alcuni anni. Il punto critico non è convincere i costruttori a costruire veicoli bidirezionali: è convincere le utility a pagare per l'energia che quei veicoli possono già cedere.

Fonti

Ricarica EV: BYD a 1.500 kW, GM Energy Pass e batterie al sodio

Il 9 giugno 2026 General Motors e BYD hanno scelto lo stesso giorno per due annunci complementari: Energy Pass, la funzione GM che raccoglie il 70% dei fast charger americani sotto un'unica interfaccia, e i Flash Charger BYD, arrivati in Germania e nel Regno Unito con una potenza di picco a 1.500 kW — tre volte quella dei Supercharger V4 di Tesla. La doppia mossa rivela dove la mobilità elettrica sente ancora la pressione più forte: la frammentazione delle reti di ricarica in USA, la lentezza delle colonnine in Europa.

GM Energy Pass: 70% dei fast charger USA con un account unico

Energy Pass è la nuova funzione integrata nelle app MyChevrolet, My Cadillac e MyGMC che consente di accedere a reti di ricarica diverse con un unico account. Al lancio include Tesla Supercharger, Ionna ed Electrify America; a breve si aggiungeranno ChargePoint ed EVgo. Insieme, queste cinque reti coprono circa il 70% dei DC fast charger negli Stati Uniti oltre a numerose colonnine Level 2.

Con Energy Pass i conducenti avviano e chiudono sessioni, monitorano la carica in tempo reale e consultano lo storico dei pagamenti in un punto solo. La funzione supporta anche il Plug & Charge: impostato il metodo di pagamento una volta, basta avvicinare l'auto alla colonnina e la sessione parte automaticamente, senza toccare né app né display.

Il Plug & Charge è già attivo presso Ionna ed EVgo. Da questa estate arriverà su ChargePoint, mentre i modelli con presa NACS nativa riceveranno l'abilitazione ai Supercharger Tesla tramite aggiornamento over-the-air entro fine anno. GM ha confermato che tutti i modelli Chevrolet, GMC e Cadillac del 2027 monteranno NACS di serie; la transizione completa dal CCS1 è prevista entro dicembre 2026.

BYD Flash Charger: 1.500 kW in Europa, prezzi puntati sotto i Supercharger

I Flash Charger di BYD erogano fino a 1.500 kW di potenza massima, tre volte i 500 kW dei Supercharger V4 di Tesla.

StazionePotenza massimaRicarica 10%–97%
BYD Flash Charger1.500 kW9 minuti
Tesla Supercharger V4500 kWn.d.

Sulla Denza Z9 GT, primo veicolo europeo equipaggiato con il nuovo sistema Blade Battery 2.0, i tempi sono: dal 10% al 70% in 5 minuti, dal 10% al 97% in 9 minuti. Anche a -30°C, la carica dal 20% al 97% si completa in 12 minuti. Stella Li, vicepresidente esecutivo di BYD, ha dichiarato che la Denza Z9 GT in Europa è «la scelta perfetta per presentare al mondo il principio Ready in 5, Full in 9, Cold Add 3».

Batterie EV e ricarica domestica: innovazioni e semplificazione
Stazione di ricarica domestica: la soluzione che semplifica la gestione energetica dei veicoli elettrici. Foto di Jakub Zerdzicki su Pexels

Sul prezzo, Bono Ge, country manager di BYD UK, ha indicato come obiettivo circa 50 pence per kWh nel Regno Unito — un livello che sarebbe inferiore alle tariffe delle principali reti di ricarica rapida europee, Ionity e Tesla incluse. Le stazioni abbattono i costi caricando le batterie di accumulo dalla rete durante le ore notturne a tariffe ridotte. Qualunque veicolo con presa CCS può usare i Flash Charger, ma solo i modelli con Blade Battery 2.0 ricevono la potenza massima. Entro fine 2026, BYD prevede 300 Flash Charger nel Regno Unito e 3.000 in Europa.

Sodio-ione e seconda vita: la strategia lunga di GM

GM ha annunciato una partnership con la startup americana Peak Energy per sviluppare celle al sodio-ione destinate allo storage su scala di rete. Il sodio è 1.000 volte più abbondante del litio come materia prima, con un impatto ambientale nettamente inferiore, e le celle non richiedono raffreddamento attivo — rimuovendo un livello di complessità e costo nei sistemi di accumulo.

Kurt Kelty, vicepresidente batterie e sostenibilità di GM, ha dichiarato: «Crediamo che il sodio-ione sarà una chimica determinante per lo storage su scala di rete negli anni a venire. Se possiamo rendere la cella più sicura e robusta, possiamo rimuovere complessità altrove nel sistema.» Lo sviluppo dei materiali inizia nel 2026, la prototipazione nel laboratorio del Michigan seguirà: GM non ha ancora comunicato una data per la produzione su larga scala.

Il programma di seconda vita delle batterie è invece già operativo. In collaborazione con Redwood Materials, GM sta reimpiegando 10.000 pacchi batteria usati per alimentare data center in Nevada. Altri 100 pacchi installati in uno stabilimento del Michigan genereranno 7,2 megawatt con risparmi stimati in 3 milioni di dollari sull'intera vita dell'impianto.

Il calcolo che conta per chi guida un EV oggi

I tre annunci convergono su un punto operativo concreto. Sul versante americano, Energy Pass riduce a una sola interfaccia il 70% dei fast charger: un vantaggio immediato, senza nuovi hardware né nuovi connettori. Il passaggio totale a NACS su tutti i modelli 2027 chiude il capitolo della frammentazione dei connettori.

In Europa, i Flash Charger BYD offrono una potenza tre volte superiore a Tesla V4: se le stazioni riescono a servire più veicoli al giorno sulle stesse colonnine — come sostiene BYD — la combinazione di velocità e prezzo intorno ai 50 pence per kWh può cambiare concretamente la mappa della ricarica rapida già nel secondo semestre 2026.

Il sodio-ione di GM è la partita più lunga: la fase che inizia ora è quella del laboratorio, non della fabbrica. La scadenza per la produzione di massa non ha ancora una data.

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Rivian R2: il SUV a 45.000 dollari che sfida davvero Tesla Model Y

Le prime consegne della Rivian R2 sono partite il 9 giugno 2026 da Park City, Utah, dove Rivian ha portato la stampa internazionale a guidarla per una giornata intera tra strade di montagna e trail sterrati. Il risultato dei test è quasi unanime: l'R2 è l'auto più capace che Rivian abbia mai costruito, e realizza quanto i costruttori legacy hanno promesso per quasi un decennio senza riuscirci — eguagliare il Tesla Model Y in un SUV elettrico di fascia media, aggiungendo capacità fuoristrada che nessun crossover convenzionale può offrire. Per un'azienda che ha legato a questo modello la propria continuità come impresa, è il miglior esordio possibile.

Listino R2: quattro varianti tra $44.900 e oltre $59.000

La struttura commerciale della R2 prevede quattro versioni scalabili nel tempo:

VersionePowertrainAutonomiaMSRPDisponibilità
StandardRWD275+ miglia$44.900Estate 2027
Standard Long RangeRWD345 miglia$48.490Inizio 2027
PremiumDual-Motor AWD330 miglia (EPA)$53.990Fine 2026
PerformanceDual-Motor AWD330 miglia (EPA)$57.990*Primavera 2026

\*Con Launch Package incluso. Electrek e InsideEVs riportano cifre lievemente discordanti per la versione Performance con Launch Package — rispettivamente $57.990 e $59.485 — senza spiegare esplicitamente la differenza; la forbice di circa $1.500 potrebbe riflettere fee di destinazione o aggiornamenti nel corso della giornata di lancio.

Tutte le versioni condividono la stessa batteria da 87,9 kWh utilizzabili. Rivian indica la variante Premium AWD come quella destinata ai maggiori volumi di vendita, con prezzo effettivo intorno ai $55.000 dopo destinazione e optional — vicino all'ASP medio di Tesla.

La "missione impossibile" che Rivian ha completato

La R2 Performance sviluppa 656 cv e 609 lb-ft di coppia, con uno 0-60 mph in 3,6 secondi, e pesa circa 5.000 libbre. La sfida ingegneristica era costruire un'auto capace fuoristrada, confortevole in autostrada e divertente su un tornante, senza affidarsi alle sospensioni pneumatiche attive dell'R1S — tecnologia che spinge i prezzi ben oltre i sei zeri.

«[Il capoprogetto Max Koff] diceva "è impossibile", e noi rispondevamo "sì, ma è proprio di questo che si tratta"», ha dichiarato il CEO RJ Scaringe durante il lancio, aggiungendo che l'obiettivo era consegnare un prodotto così capace da far chiedere come fosse possibile a quel prezzo. Obiettivo centrato.

Rivian R2: la nuova auto elettrica consumer a 45.000 dollari
Un SUV elettrico moderno rappresenta la democratizzazione dei veicoli green nel mercato consumer. Foto di Hyundai Motor Group su Pexels

La guardia a terra è di 9,6 pollici, con angolo di attacco a 25° e di uscita a 26°. La capacità di traino è di 4.400 libbre. Nonostante la carrozzeria alta e le ruote più grandi, la R2 consuma circa la stessa quantità di energia del Tesla Model Y per percorrere la stessa distanza — un risultato rilevante considerando l'aerodinamica meno ottimizzata dell'R2, che con il suo profilo squadrato dovrebbe penalizzare l'efficienza. Il vetro posteriore ribaltabile si abbassa insieme a tutti e quattro i finestrini con un unico comando sul tetto: sul fuoristrada, il silenzio del powertrain elettrico diventa un'esperienza a sé.

Tecnologia: AI, Autonomy+ e il nodo V2X

L'architettura tecnologica della R2 include 200 TOPS sparse di AI compute dedicati all'esperienza a bordo e due display digitali. I nuovi comandi al volante, chiamati Haptic Halo, sono rotelle aptico-tattili contestuali che supportano scroll, pressione, trazione e inclinazione — un concetto solido, con qualche incertezza esecutiva nella pressione posteriore, che può essere preceduta involontariamente da uno scroll indesiderato.

Il sistema Autonomy+ copre 3,5 milioni di miglia di strade in USA e Canada con guida hands-free L2+. Chi vuole il livello L3 — mani e occhi liberi dal volante — dovrà attendere una variante Lidar attesa entro la fine del 2026. «Siamo ossessionati dal minimizzare i tap», ha dichiarato Wassym Bensaid, Chief Software Officer di Rivian, descrivendo il redesign dell'interfaccia V2.

La ricarica DC tocca i 240 kW di picco su NACS, con una sessione 10-80% completata in meno di 30 minuti e circa 230 miglia recuperate. Il sistema è a 400V: rispetto agli 800V di Porsche o Hyundai, le soste di ricarica in viaggio si allungano di circa 10 minuti sulla stessa tratta.

Sul tema V2X le due principali testate divergono in modo netto. InsideEVs descrive un caricatore bidirezionale di serie capace di erogare 11 kW AC verso la rete domestica senza inverter esterno, posizionando la R2 tra i primi veicoli USA con questa funzione. Electrek è più critico: il V2X è ancora una promessa in attesa di un prodotto commerciale concreto, con un confronto diretto al Ford F-150 Lightning che offre uscita a 240V da cinque anni. Entrambe le fonti confermano il dato tecnico — 11 kW AC — ma divergono sulla maturità effettiva della soluzione per il cliente.

Cosa cambia nella gamma Rivian: il rischio di cannibalizzazione

La R2 Performance a ~$59.000 offre prestazioni on-road migliori dell'R1S in un formato più compatto. Seth Weintraub di Electrek ha posto direttamente il tema al CEO Scaringe: l'R2 rischia di fare all'R1 quello che la Model 3 ha fatto alla Model S di Tesla, trasformandola in un veicolo di nicchia. Scaringe ha risposto citando aggiornamenti in arrivo per la Gen 3 R1, ma la logica commerciale pesa.

Calcolando la forbice di listino: tra l'entry level a $44.900 e la versione as-tested a $61.485 segnalata da InsideEVs, la R2 copre una fascia di circa $16.585. Chi oggi valuta un R1S di fascia media si troverà a pagare ben oltre il doppio della R2 base per un terzo posto, qualche centimetro di passo e una maggiore capacità fuoristrada estrema. La versione Standard da $44.900, attesa per l'estate 2027, arriverà quando il mercato avrà già assorbito la Performance e il Premium: a quel punto Rivian avrà dati reali su quanto i clienti siano disposti a salire di trim. Quella cifra sarà il vero test del modello — non questo lancio.

Wallbox PowerRing: 400 kW intelligenti mentre gli USA frenano

Il sistema Supernova PowerRing di Wallbox è operativo da giugno 2026 a Port de Sitges, in Spagna, capace di erogare fino a 400 kW su singolo veicolo distribuendo la potenza in modo dinamico tra più caricatori. Mentre l'Europa inaugura nuovi modelli di ricarica intelligente, il Massachusetts continua a trattenere 64 milioni di dollari di finanziamenti federali senza aver installato nemmeno una colonnina. Le due notizie raccontano lo stesso tema da prospettive opposte: la tecnologia non è il problema.

Il PowerRing gestisce la potenza in tempo reale tra più colonnine

Il Supernova PowerRing è una piattaforma di ricarica DC rapida progettata per ottimizzare la distribuzione di energia tra più colonnine collegate. Wallbox l'ha presentata alla fine del 2025 e ha raggiunto il primo deployment operativo a giugno 2026.

A differenza di un impianto convenzionale — dove ogni colonnina ha una potenza fissa e non comunica con le altre — il PowerRing monitora in tempo reale quanti veicoli sono in carica e qual è la domanda istantanea, ridistribuendo automaticamente la capacità disponibile. Se tre auto sono collegate ma una accetta solo 80 kW perché la batteria è quasi piena, il surplus va direttamente agli altri slot attivi. La logica è semplice: niente potenza sprecata.

Quando un solo veicolo è collegato e la rete regge il carico massimo, il sistema eroga fino a 400 kW a quel singolo punto. La capacità complessiva scalabile dell'architettura arriva a 720 kW, adatta a siti con domanda variabile e alta frequentazione. Il design modulare e compatto si adatta a contesti dove spazio e rete sono vincolanti: parcheggi, marine, hub urbani, stazioni di servizio, destinazioni commerciali ad alto traffico.

Il vantaggio principale per gli operatori è evitare i costosi potenziamenti dell'allaccio elettrico che normalmente rendono lenti e costosi i progetti di ricarica rapida. Si ottiene alta potenza ottimizzando la capacità già disponibile, abbattendo la complessità di installazione e i costi associati all'espansione della rete.

Tre caricatori a Port de Sitges: il primo test reale

Il porto di Sitges, sul litorale mediterraneo della Spagna vicino a Barcellona, ospita il primo deployment operativo del Supernova PowerRing. L'impianto comprende tre caricatori DC Supernova collegati tramite l'architettura PowerRing, per una capacità condivisa di 240 kW sull'intero sito.

La potenza disponibile per ogni veicolo varia tra 80 kW e 240 kW in funzione del numero di auto in carica contemporaneamente e della compatibilità tecnica di ciascun veicolo. Non è un tetto fisso per postazione: è un intervallo che l'algoritmo redistribuisce in modo dinamico e continuo.

Ricarica auto da casa: ritardi negli USA, innovazione in Europa
Ricarica intelligente in garage: la soluzione europea che trasforma la transizione elettrica. Foto di Jakub Zerdzicki su Pexels

Eduard Castañeda, co-fondatore e Chief Product & Technology Officer di Wallbox, ha illustrato la logica progettuale: "PowerRing has been designed to help operators optimize available power, scale their charging networks and maintain a high-quality charging experience for users."

La scelta di una marina come primo sito ha una logica precisa. I porti combinano domanda di ricarica imprevedibile — soste di durata variabile, flussi non standardizzati — con i vincoli tipici di molti siti pubblici: spazio contenuto e allacci non dimensionati per carichi pesanti. Superare il test in quel contesto valida il sistema prima dell'espansione programmata ad altri siti europei pubblici e semi-pubblici.

Sessantaquattro milioni in attesa nel Massachusetts

A migliaia di chilometri di distanza, il quadro è opposto. Il Massachusetts dispone di 64 milioni di dollari in finanziamenti federali dedicati all'infrastruttura di ricarica EV, ma a giugno 2026 non ha ancora installato nulla attraverso questo programma.

Canary Media lo dice direttamente nel titolo dell'inchiesta: "Why is Massachusetts sitting on $64M in EV-charger…". Le ragioni precise del blocco non emergono in modo esaustivo dai dati disponibili, ma la domanda è concreta: altri attori aprono cantieri, qui i fondi restano fermi.

Il costo di opportunità è immediato. Ogni mese senza installazioni è un mese in meno di rete disponibile per i proprietari di veicoli elettrici in quello stato. Fondi stanziati ma non spesi non ricaricano nessuna auto.

Il collo di bottiglia non è la tecnologia né il budget

Il confronto tra Port de Sitges e il Massachusetts evidenzia un fatto preciso: la tecnologia per costruire infrastruttura di ricarica rapida efficiente esiste, funziona ed è già operativa. Il Supernova PowerRing dimostra che si può installare capacità ad alta potenza riducendo la dipendenza da potenziamenti infrastrutturali costosi.

Facendo un calcolo derivato dai dati dell'installazione spagnola: con tre soli caricatori, Port de Sitges raggiunge 240 kW di capacità condivisa dinamica, con un massimo di 240 kW erogabili su singolo veicolo (il sistema PowerRing può arrivare a 400 kW per veicolo in configurazioni con maggiore potenza disponibile, fino a 720 kW complessivi). Con 64 milioni di dollari già disponibili e un'architettura che abbatte i costi di potenziamento della rete, il Massachusetts avrebbe le risorse per costruire decine di siti analoghi o superiori.

Wallbox intanto prosegue l'espansione del Supernova PowerRing in Europa — Port de Sitges è il primo di una serie di deployment pianificati su siti pubblici e semi-pubblici ad alta frequentazione. La distanza tra le due sponde dell'Atlantico, su questo tema, non si misura in dollari né in brevetti: si misura in cantieri aperti.

Tesla Model Y: il wireless che surriscalda, la community che lo ha risolto

Mentre i dati di longevità dei veicoli elettrici Tesla consolidano un primato difficile da contestare, una storia parallela racconta di come i proprietari del Model Y abbiano deciso di non aspettare gli aggiornamenti ufficiali. La combinazione dei due episodi — uno studio di settore e un retrofit fai-da-te da meno di 200 dollari — restituisce il profilo di un marchio che ha costruito attorno ai propri veicoli una community di proprietari tecnicamente capaci e abbastanza motivata da migliorare il prodotto prima che lo faccia la casa madre.

Tesla tra i marchi più longevi: il quadro dello studio

Come avevamo già riportato, lo studio iSeeCars condotto su oltre 174 milioni di veicoli usati colloca Tesla al sesto posto nella classifica dei marchi più longevi, con una probabilità del 4,6% di raggiungere le 250.000 miglia. La media del settore si ferma al 4,8%. A guidare la classifica c'è Toyota con il 17,8% di probabilità.

Il confronto più significativo, però, non riguarda Toyota: una Tesla è esattamente il doppio più longeva di una Subaru, ferma al 2,3%, e quasi il doppio rispetto a Nissan (2,4%). Le case tedesche premium — BMW, Mercedes-Benz, Porsche — restano tutte sotto la media di settore. Karl Brauer, analista esecutivo di iSeeCars, ha precisato che "la ridotta probabilità di una vettura di lusso di raggiungere 250.000 miglia riflette come i proprietari la usano, non la qualità costruttiva". Per Tesla, invece, quel 4,6% viene accumulato su auto guidate come veicoli di uso quotidiano.

La Tesla Model S ottiene il massimo nel segmento EV: punteggio affidabilità 7,9/10, primo tra 35 modelli elettrici, con una vita media prevista di 154.419 miglia (circa 16,9 anni) e una probabilità del 21,9% di superare le 200.000 miglia.

Il wireless charging del Model Y: un difetto noto e poco risolto

Il Model Y costruito negli USA soffre da tempo di un problema ricorrente: il pad di ricarica wireless surriscalda rapidamente gli smartphone. Entro 20-30 minuti dalla deposizione del telefono, molti proprietari ricevono avvisi di temperatura che interrompono la ricarica, trasformando il pad in un supporto inerte.

La causa è tecnica: il pad installato nei modelli americani manca di raffreddamento attivo e si affida alla sola dissipazione termica passiva. Il Model YL prodotto in Cina integra invece una piccola ventola. Tesla ha riconosciuto il problema rilasciando aggiornamenti software, tra cui la possibilità di disabilitare del tutto la ricarica. Molti proprietari hanno semplicemente ripiegato sul cavo.

Tesla affidabilità e innovazione della community
Tesla Model Y: design essenziale che incarna affidabilità e innovazione della community. Foto di Chenxi Yan su Pexels

Il retrofit da meno di 200 dollari firmato Gapiński

Michał Gapiński, ingegnere del software e proprietario di un Model Y, ha scelto una strada diversa. All'inizio di giugno 2026 ha documentato su X l'intera procedura: ha acquistato il pad raffreddato del Model YL da fornitori cinesi, spendendo meno di 200 dollari, e lo ha installato nel proprio veicolo.

Il punto critico era la compatibilità fisica. "Will it fit? Fingers crossed," aveva scritto il 2 giugno, prima di confermare: "Connector is identical, she fits, now time to code it." Il connettore è identico, ma abilitare il pad richiede una procedura di codifica al di fuori del Toolbox ufficiale.

Il risultato ha superato le attese. Con il pad originale, il telefono superava agevolmente i 100 gradi Fahrenheit. Con il retrofit, la temperatura si è stabilizzata a 86 gradi Fahrenheit. La ventola si attiva in modo quasi inudibile, coperta dal rumore dell'aria condizionata. "The retrofit worked, no issues. First Model Y with a cooled wireless charger! No QI2/faster charging on the iPhone but it does not boil the phone even when it is 30 degrees outside," ha scritto Gapiński al termine dell'installazione.

Tesla dovrebbe iniziare a equipaggiare i modelli americani con il pad raffreddato nei prossimi lotti di produzione, ma non è stato comunicato nessun programma ufficiale di retrofit per i veicoli già venduti.

Affidabilità strutturale e innovazione dal basso: due facce dello stesso brand

I due episodi si leggono bene insieme. La longevità di Tesla rispetto alla concorrenza non è un effetto marketing: deriva, almeno in parte, dalla semplificazione radicale del powertrain elettrico — senza cambio dell'olio, cinghie di distribuzione o iniettori, i punti di guasto meccanico sono strutturalmente meno. Il rapporto tra la probabilità di Tesla (4,6%) e quella di Subaru (2,3%) è esattamente 2:1; rispetto a BMW e Mercedes, entrambe sotto la media del 4,8%, il vantaggio è ancora più netto.

L'episodio del wireless charging aggiunge una dimensione diversa. Gapiński non ha aperto un forum di lamentele: ha analizzato un componente compatibile, verificato il connettore, gestito la codifica e documentato tutto con precisione da ingegnere. Questo tipo di engagement — misurabile, risolutivo, documentato pubblicamente — rappresenta una fonte di sviluppo iterativo che i produttori tradizionali faticano a replicare.

Se Tesla deciderà di offrire il retrofit ufficialmente ai proprietari americani, sarà anche perché qualcuno lo ha già validato sul campo.

Tesla Model Y domina le vendite EV USA: perché Leaf e Bolt arrancano

Nel primo trimestre 2026, la Tesla Model Y ha registrato negli Stati Uniti un numero di vendite nettamente superiore rispetto ai principali competitor nel segmento EV consumer: la Nissan Leaf e la Chevy Bolt. Il divario non si spiega solo con la tecnologia: c'è un vantaggio finanziario strutturale che raramente emerge nel confronto di listino, e una strategia commerciale che i rivali scelgono consapevolmente di non replicare.

I numeri del Q1 2026: il mercato di Tampa come specchio

La disponibilità di inventario nell'area di Tampa — mercato rappresentativo del Sud degli Stati Uniti — fotografa bene lo squilibrio. La Chevy Bolt conta 206 unità disponibili entro 100 miglia; la Nissan Leaf ne ha 44; il Model Y mostra solo 21 sul configuratore, spesso senza duplicare lo stesso allestimento e colore nella stessa zona.

Il contesto chiarisce il significato di quei numeri. La Chevrolet Equinox — che vende 78 volte i volumi del Bolt — dispone di 978 unità nel medesimo raggio. La Nissan Rogue, che vende 105 volte i volumi della Leaf, ne ha 898. Sia GM che Nissan trattano i propri EV come prodotti marginali rispetto ai bestseller a benzina: l'inventario basso di Bolt e Leaf non segnala alta domanda, ma bassa priorità produttiva.

Il vantaggio finanziario nascosto che azzera il risparmio sul prezzo

La Chevy Bolt è in listino circa 15.000 dollari in meno rispetto al Model Y base e garantisce circa 150 dollari al mese in meno di rata, anche applicando il tasso dealer del 7,49%. Un vantaggio reale, per chi cerca solo trasporto al costo più basso.

La storia della Nissan Leaf è più sorprendente. A pagamento in contanti, la Leaf costa circa 8.000 dollari in meno del Model Y base. Finanziarla a sei anni al tasso medio di mercato del 7,49% la rende però solo 5 dollari al mese meno cara. Su 72 rate, il risparmio totale scende a 360 dollari. Il resto è assorbito dagli interessi, mentre Tesla offre il tasso zero per sei anni sull'allestimento standard a trazione posteriore e lo 0,99% sugli altri trim non-performance — un sussidio che vale circa 6.000 dollari per vettura.

Tesla Model YChevy BoltNissan Leaf
Risparmio vs Model Y (cash)~$15.000~$8.000
APR tipico0% / 0,99%7,49%7,49%
Risparmio mensile vs Model Y~$150~$5
Inventario Tampa (100 mi)2120644

Autonomia, spazio e la carta FSD

Tre fattori tecnici pesano sul confronto:

Confronto vendite: Tesla Model Y domina il segmento EV USA
La Tesla Model Y domina le classifiche di vendita nel segmento dei veicoli elettrici USA. Foto di Chenxi Yan su Pexels
  • Autonomia: la Chevy Bolt ha circa 50 miglia di range in meno rispetto al Model Y, un limite che incide sulla percepita versatilità per i percorsi più lunghi.
  • Spazio e capacità di carico: il Model Y offre significativamente più abitabilità e bagagliaio rispetto a entrambi i competitor.
  • Full Self-Driving: Tesla è l'unica delle tre a proporre un sistema di guida assistita avanzata (FSD in modalità supervisionata), senza equivalenti diretti sulle piattaforme Leaf e Bolt.

C'è poi il modello di vendita. Tesla distribuisce direttamente online, senza concessionari. Una quota rilevante di acquirenti che entra in un dealer tradizionale per un EV ne esce con un'auto a benzina — i dealer guadagnano principalmente sui servizi post-vendita, e un elettrico richiede meno manutenzione rispetto a un motore a combustione.

I freni strutturali di GM e Nissan

Il quadro competitivo è aggravato da scelte strategiche difficilmente reversibili nel breve periodo.

General Motors ha annunciato che la Chevy Bolt è un modello a produzione limitata con vita produttiva di 18 mesi. Per chi valuta un acquisto, il segnale è ambiguo al meglio. GM ha svalutato i propri investimenti EV di 6 miliardi di dollari, un write-down che comunica discontinuità più che impegno. Nissan, alle prese con difficoltà finanziarie strutturali, ha scelto di destinare il proprio stabilimento del Mississippi alla produzione di pickup e SUV a benzina anziché a veicoli elettrici.

L'ambiente regolatorio attuale negli Stati Uniti non spinge né GM né Nissan a vendere più EV: i margini sull'auto a combustione restano migliori. Ogni ciclo amministrativo può però reintrodurre mandati o incentivi, e il mercato americano si elettrificherà comunque — con o senza spinta normativa.

Analisi: quando il prezzo di listino non conta

Il caso Nissan Leaf offre la lezione più istruttiva del confronto. Una differenza di 8.000 dollari di prezzo si traduce in 5 dollari al mese di risparmio reale per chi finanzia: su sei anni, 360 dollari in tasca contro un vantaggio nominale che sembrava sostanziale. Il differenziale di tasso — 7,49% del dealer contro lo 0% di Tesla — neutralizza quasi per intero il gap di listino.

Il Model Y vince su una combinazione di tecnologia software, packaging, ecosistema e processo d'acquisto diretto. Bolt e Leaf rimangono auto rispettabili — specialmente per chi paga in contanti — ma non hanno il momentum di marca: quasi tutti conoscono qualcuno con una Tesla, pochissimi un proprietario di Bolt o Leaf. Per GM e Nissan, la strada per recuperare volumi nel segmento EV esiste: abbassare i tassi di finanziamento e investire su visibilità costerebbe meno di un write-down da 6 miliardi. La scelta di non farlo riflette le priorità di breve termine delle due case.

Auto EV: Kia Niro a $239/mese, Lyriq 2027 e Tesla Roadster

Tre notizie di giugno 2026 mostrano quanto sia frammentato il mercato dei veicoli elettrici: chi entra nell'EV con meno di $10.000 spesi in due anni di leasing, chi versa $60.000 per l'ultimo modello di General Motors a conservare Apple CarPlay, e chi aspetta dal 2020 un'hypercar da mille cavalli che continua a non arrivare. Tre scommesse diverse sull'elettrico, tre risposte a esigenze che non si toccano.

Kia Niro EV: l'unica elettrica tra le dieci rate mensili più basse di giugno 2026

La Kia Niro EV Wind FWD 2026 si affitta a $239 al mese per 24 mesi, con $3.999 dovuti alla firma del contratto. Distribuendo l'anticipo sulla durata del leasing, il costo effettivo si avvicina ai $405 mensili più tasse e oneri. CarFax pubblica ogni mese una classifica delle dieci rate di leasing più basse tra i nuovi modelli americani: in quella di giugno 2026, il Niro EV è l'unica auto elettrica.

Il veicolo vale circa $40.000 e offre un motore da 201 CV, autonomia EPA di circa 250 miglia e batteria da 64,8 kWh. La ricarica dal 10% all'80% richiede circa 40 minuti su un impianto da 100 kW — non il massimo per i lunghi percorsi, ma sufficiente per chi usa l'auto prevalentemente in città.

A spingere la domanda di EV a giugno 2026 sono i prezzi della benzina, saliti per le tensioni tra l'amministrazione Trump e l'Iran. Con il mercato dell'usato in rialzo, il leasing su un modello nuovo è diventato la via d'accesso più rapida all'elettrico per chi ha un budget limitato.

La Cadillac Lyriq 2027 è l'ultimo EV di General Motors con Apple CarPlay negli USA

La produzione del Cadillac Lyriq 2027 inizierà il prossimo mese nello stabilimento del Tennessee con due novità: adozione del connettore NACS di Tesla (niente più adattatori alle colonnine Supercharger) e conservazione del supporto — sia cablato che wireless — per Apple CarPlay e Android Auto. Sarà l'ultimo EV General Motors prodotto in Nord America a offrire questa funzione.

VersionePrezzo (incl. destinazione)
Luxury RWD$61.195
Signature RWD$70.295
AWD (opzione)+$3.500
Lyriq-V (AWD di serie)$80.495

Il rincaro rispetto al modello uscente è di $200 per le versioni base; la Lyriq-V aumenta di $100, portandosi a $80.495. GM ha progressivamente rimosso lo smartphone mirroring dagli altri EV di gamma, preferendo le app native del sistema di infotainment. La CEO Mary Barra ha spiegato la scelta: "Non era fluido, e in alcuni casi poteva essere distraente passare avanti e indietro tra il sistema della vettura e quello della proiezione dello smartphone." Il Lyriq sopravvive per ora — ma l'azienda ha già dichiarato di voler eliminare CarPlay anche dalle auto a combustione nel medio periodo.

Auto EV: opzioni economiche e nuovi modelli nel 2026-2027
Stazione di ricarica moderna in garage: l'infrastruttura che abilita la diffusione di auto EV economiche. Foto di Jakub Zerdzicki su Pexels

Tesla Roadster: l'unveil si avvicina, ma le date divergono

Il 6 giugno 2026, al Tesla Takeover Europe in Austria, il Chief Designer di Tesla Franz von Holzhausen — in collegamento virtuale — ha detto alla platea che il Roadster arriverà "in poche settimane." La dichiarazione è arrivata un giorno dopo che The Information aveva riferito di un unveil fissato ad agosto in Texas. Le due versioni non si escludono necessariamente: von Holzhausen potrebbe riferirsi a un evento preliminare, mentre l'unveil formale sarebbe quello estivo.

Le specifiche dichiarate rimangono straordinarie: 0-60 mph in meno di 1,9 secondi (potenzialmente 1,1 secondi con il pacchetto opzionale a propulsori SpaceX a gas freddo), velocità massima oltre 250 mph, più di 1.000 CV da un tri-motore a trazione integrale.

Sull'autonomia c'è una discrepanza tra le due fonti di TeslaRati: il pezzo principale cita circa 620 miglia, un articolo correlato della stessa testata riporta 650 miglia — entrambe sarebbero tratte dal sito Tesla, ma la differenza non è spiegata. Il Roadster avrebbe dovuto entrare in produzione nel 2020; chi ha versato il deposito di $50.000 aspetta da anni.

Tre notizie, una mappa del mercato EV

Il costo totale del leasing Niro EV — 24 mesi × $239 più $3.999 di anticipo — ammonta a $9.735 in due anni su un'auto da circa $40.000: il 24% del valore del veicolo. Per chi non vuole impegni a lungo termine in un settore in rapida evoluzione tecnologica, la proporzione è razionale.

Sul versante premium, il fatto che la Lyriq aumenti di soli $200 rispetto all'uscente conservando CarPlay — mentre tutto il resto della gamma GM lo ha perduto — rivela quanto la funzione resti sensibile nel segmento luxury. Rinunciarci su un'auto da $61.195 significherebbe spingere i potenziali acquirenti verso la concorrenza: una perdita commerciale difficile da giustificare.

Il Roadster esiste oggi soprattutto come segnale di posizionamento: dimostrare che Tesla può costruire una supercar. Nove anni di ritardi non hanno ancora cancellato quella narrativa — ma ogni rinvio la consuma.

Batterie solid-state al zolfo: Nissan sfida i costi cinesi con Gelion

Batterie solid-state più economiche degli equivalenti cinesi, prodotte in Occidente con zolfo al posto di nichel e cobalto: è la promessa al centro di un progetto triennale che unisce Nissan, la startup britannica Gelion e l'Università di Oxford. Il 4 giugno 2026 la società di analisi Longspur Capital Limited ha diffuso un rapporto intitolato "Cheaper Than China" certificando che la tecnologia di Gelion può livellare il divario competitivo con i produttori asiatici su quello che rimane il principale ostacolo all'adozione di massa degli EV: il costo delle celle. Per Nissan, il progetto è anche un tassello del piano di rilancio della casa giapponese mentre cerca di invertire un periodo di difficoltà.

Il progetto Cost-effective, Resilient Solid-state Li-S

Il progetto si chiama Cost-effective, Resilient Solid-state Li-S e il suo elemento centrale è la piattaforma NES (Nano-Encapsulated Sulfur) sviluppata da Gelion: lo zolfo — abbondante e a basso costo — sostituisce nichel e cobalto nel catodo della batteria. Longspur Capital attesta che questa tecnologia migliora già rispetto sia alle celle litio-ione che a quelle sodio-ione, con prospettive promettenti per l'integrazione con elettroliti solid-state.

Il costo totale del progetto ammonta a 4,5 milioni di dollari (3,4 milioni di sterline), di cui Gelion riceverà circa 3,2 milioni di dollari (2,4 milioni di sterline) in grant pubblici. Il finanziamento esterno copre il 71% dell'investimento complessivo (calcolato come 3,2 su 4,5 milioni), struttura che riduce in modo significativo l'esposizione di Nissan.

Adrien Amigues, presidente di Gelion UK and Europe e responsabile del progetto, ha dichiarato che «questo progetto ha il potenziale per essere un game-changer per il Regno Unito, Nissan e Gelion», aggiungendo: «La nostra tecnologia è particolarmente adatta alle batterie a stato solido.» L'obiettivo tecnico è un prototipo commerciale entro l'anno fiscale 2027, coerente con il piano di Nissan di lanciare il primo EV alimentato da batterie solid-state nel 2028.

Doppio fronte produttivo: Gelion e LiCAP in parallelo

Per avvicinare la produzione industriale delle batterie solid-state, Nissan affianca due collaborazioni distinte: LiCAP Technologies per ottimizzare i processi di fabbricazione, Gelion per ridurre il costo dei materiali del catodo. I due approcci lavorano su variabili diverse della stessa equazione economica.

Nissan investe in batterie a stato solido per EV più economiche
Le batterie a stato solido sono la chiave per rendere i veicoli elettrici più accessibili e sostenibili. Foto di Castorly Stock su Pexels

Come avevamo riportato, Nissan aveva aperto la sua prima linea di produzione all-solid-state presso lo stabilimento di Yokohama nel gennaio 2025 e avviato la partnership con LiCAP, la cui tecnologia brevettata Activated Dry Electrode elimina l'uso di solventi nell'essiccazione, abbassando i costi di fabbricazione. Per le batterie solid-state in generale, le stime diffuse nel settore indicano un'autonomia potenziale superiore ai 620 miglia (1.000 km) con una singola carica.

Sul fronte industriale più ampio, Nissan ha siglato un memorandum of understanding con Chery International per produrre potenzialmente veicoli del costruttore cinese nello stabilimento di Sunderland nel Regno Unito — lo stesso impianto che beneficerà degli sviluppi tecnologici del progetto solid-state.

La corsa con BYD: 2027-2028 anno di verifica

BYD punta ad avviare la produzione limitata di batterie all-solid-state sulfide-based nel 2027 per scalare alla produzione di massa entro il 2030. Nissan e il colosso cinese condividono la stessa finestra temporale per il debutto industriale, ma con supply chain e strategie di costo opposte.

Lian Yubo, chief scientist del Gruppo BYD, ha dichiarato che le batterie all-solid-state hanno «raggiunto una fase critica», riconoscendo al contempo le difficoltà che restano sulla strada della produzione di massa. Secondo BYD, gli elettroliti solfuri garantiscono maggiore stabilità rispetto alle tradizionali celle litio-ione liquide, abilitando una ricarica più rapida, più sicura e batterie più durature.

La differenza è che BYD punta già alla produzione di massa entro il 2030, mentre Nissan — attraverso Gelion e LiCAP — costruisce una filiera occidentale progettata per competere sui costi senza dipendere dalle supply chain asiatiche di nichel e cobalto. Longspur Capital scrive esplicitamente che Nissan utilizzerà la tecnologia allo zolfo di Gelion «per mantenere la sua offerta solid-state competitiva rispetto alla concorrenza cinese».

Il vero banco di prova non sarà il prototipo del 2027, ma la scala produttiva che Nissan riuscirà a raggiungere entro il 2028: solo allora si capirà se la tecnologia allo zolfo di Gelion vale il nome "Cheaper Than China" fuori dai laboratori.

Foxconn Cavira: il SUV elettrico da 468 CV che sfida la Tesla Model Y

Foxconn, il gigante taiwanese dell'assemblaggio elettronico noto per produrre iPhone, ha svelato il Cavira, un crossover elettrico che punta direttamente al segmento della Tesla Model Y. Con 468 CV in configurazione a trazione integrale, uno scatto da 0-60 mph in 3,8 secondi e autonomia fino a 359 miglia, il Cavira si presenta con un foglio specifiche capace di reggere il confronto con il SUV elettrico più venduto al mondo — e con un prezzo di partenza praticamente identico.

Due versioni, stessa batteria da 82,7 kWh

Il Cavira viene commercializzato sotto il marchio Foxtron, joint venture tra Foxconn e la taiwanese Yulon Motor. Il veicolo misura 4.695 mm di lunghezza su un passo di 2.920 mm, dimensioni che lo collocano appena al di sopra di un Ford Mustang Mach-E o di un Chevy Blazer EV.

Entrambe le varianti condividono lo stesso pacco batteria LFP da 82,7 kWh, ricaricabile da 10% all'80% in meno di 30 minuti con colonnine da 175 kW:

  • Emerge Long-Range Edition: motore singolo posteriore da 186 kW (~249 CV), autonomia dichiarata fino a 359 miglia. La scelta per chi privilegia la percorrenza.
  • Pioneer Long-Range Performance Edition: doppio motore per 349 kW complessivi (~468 CV), autonomia di 538 km, scatto 0-60 mph in 3,8 secondi. Per chi vuole le prestazioni senza cedere sulla capacità di carica.
Emerge Long-RangePioneer Long-Range Perf.
Motori1 (posteriore)2 (AWD)
Potenza~249 CV (186 kW)~468 CV (349 kW)
0-60 mph3,8 sec
Autonomia359 miglia538 km
Batteria82,7 kWh LFP82,7 kWh LFP
Ricarica 10-80%<30 min (175 kW)<30 min (175 kW)

Foxconn ha recentemente avviato la produzione di proprie celle LFP a Taiwan, ma non è ancora chiaro se il Cavira le utilizzi o si affidi a un fornitore esterno consolidato.

Interni: la firma dell'elettronica di consumo

L'abitacolo riflette l'identità Foxconn: pulsanti fisici ridotti al minimo, quadro strumenti digitale e schermo centrale da 15,4 pollici — un layout che ricorda più un tablet che una tradizionale plancia auto. Il sistema audio conta 12 altoparlanti.

Sul piano della sicurezza attiva, il Cavira include Driver Monitoring System, rilevamento angoli ciechi, visione surround a 360° e avviso di traffico trasversale posteriore. La dotazione ADAS copre cruise control adattivo con mantenimento di corsia e assistente per il traffico congestionato. Presente la funzione V2L (vehicle-to-load) da 1.900 W, utile per alimentare utensili o piccoli elettrodomestici.

Foxconn Cavira: nuovo competitor della Tesla Model Y
Un SUV elettrico che rappresenta la nuova generazione di competitor nel mercato dei veicoli a batteria. Foto di Hyundai Motor Group su Pexels

Il prezzo di partenza si attesta intorno ai 40.000 dollari: la stessa cifra della Tesla Model Y standard a trazione posteriore, disponibile negli USA con finanziamento a tasso zero per 6 anni.

Foxconn costruttore in proprio, mercato fuori dagli USA

Non è la prima volta che Foxconn si avvicina all'automotive. Negli anni, la compagnia è stata accostata come partner produttivo a startup come Fisker e Lordstown. Il Cavira segna però il primo crossover di massa sviluppato e commercializzato direttamente sotto il marchio Foxtron, affiancato dal compatto Bria presentato l'anno scorso.

Il limite geografico è rilevante: la testata Electrek segnala che le probabilità di una commercializzazione negli Stati Uniti sono quasi nulle. Il confronto diretto con Tesla riguarda quindi principalmente i mercati asiatici — dove l'ecosistema di ricarica proprietario ha storicamente meno peso rispetto al Nord America.

Cosa cambia per chi valuta un SUV elettrico

La parità di prezzo con la Model Y è il dato più immediato, ma il confronto si articola su più piani.

Un calcolo derivato dalle cifre dichiarate: la Pioneer percorre 538 km con un pacco da 82,7 kWh, per un consumo teorico di circa 15,4 kWh/100 km — valore competitivo per un SUV AWD ad alte prestazioni. La versione Emerge, ottimizzata per la percorrenza su 359 miglia (~578 km), dovrebbe attestarsi su consumi ancora inferiori. Sono stime dai dati ufficiali, non consumi certificati da cicli standardizzati.

La batteria LFP porta un vantaggio concreto: può essere caricata quotidianamente al 100% senza penalizzare la longevità delle celle — un argomento che Tesla stessa usa già per il pack LFP nella Model Y entry-level. La Tesla Model Y 2026, dal canto suo, porta in dote Hardware 4 e Full Self Driving V14, un sistema ADAS con anni di addestramento su strade reali — ma mantenerlo attivo costa 100 dollari al mese dopo il primo mese gratuito.

Il divario reale con Tesla non sta nelle prestazioni dichiarate, dove il Cavira regge il confronto, ma nella rete di ricarica proprietaria e nella maturità del software di guida. Per i mercati asiatici cui Foxtron è destinato, quella distanza si misura diversamente — e Foxconn, con la sua esperienza nella produzione di massa ad alta precisione, parte da basi industriali più solide di molti dei rivali che Tesla ha già visto arrivare e sparire.

V2G: l’auto elettrica come batteria di casa, la visione Tesla Energy

L'auto elettrica parcheggiata in garage non è più solo un mezzo di trasporto: è una batteria bidirezionale integrata nell'ecosistema energetico domestico. Questa è la premessa al centro della visione di "energia in abbondanza" che Josef Tadich, responsabile di Tesla Energy per l'Asia Pacifico, ha illustrato il 5 giugno 2026 in un'intervista esclusiva per il podcast Energy Insiders. Lo stesso giorno, un accordo tra un'azienda australiana e una taiwanese annunciava dieci nuovi progetti di accumulo distribuito: il mercato, evidentemente, non aspetta.

Tesla Energy e il V2G: l'auto come nodo energetico

Il vehicle-to-grid (V2G) — tecnologia che consente a un'auto elettrica di cedere energia alla rete o all'abitazione — è uno dei temi che Tadich ha discusso nel podcast, insieme al ruolo delle batterie di grande e piccola taglia, alla crescita del mercato EV, al segmento ibrido e alla visione complessiva di "energia in abbondanza". Tesla Energy usa questo termine principalmente per il solare distribuito: un'architettura in cui pannelli fotovoltaici, batterie domestiche e veicoli elettrici formano un sistema integrato di produzione, accumulo e scambio.

La logica che sottende il V2G è diretta. Un veicolo elettrico rimane fermo per molte ore ogni giorno, con decine di kilowattora di capacità inutilizzata nel pacco batterie. Il V2G trasforma questa riserva mobile in una risorsa attiva per la rete — capace di assorbire eccedenze di produzione solare nelle ore centrali e restituire energia nelle fasce di picco serale. Per il prosumer domestico, significa non solo ridurre la bolletta ma potenzialmente monetizzare la capacità di stoccaggio del proprio veicolo.

Enervest e Billion Watts: dieci progetti distribuiti per 50 MW in Australia

Sul piano dei progetti concreti, l'australiana Enervest e la taiwanese Billion Watts — sussidiaria di Billion Electric Company — hanno siglato un accordo per realizzare un portfolio di 10 installazioni sub-5 MW in New South Wales e Victoria, per una capacità complessiva di 50 MW / 200 MWh. Tutti i progetti dovranno ottenere approvazioni di sviluppo e offerte di connessione entro giugno 2027.

La composizione definitiva del portfolio — solar+batteria o solo accumulo standalone — non era ancora confermata al momento della pubblicazione. Ogni impianto avrà il compito di supportare la stabilità della rete locale, la robustezza del sistema e la resilienza delle comunità regionali connesse alle reti di distribuzione.

La struttura dell'accordo è precisa nella divisione dei ruoli: Enervest guida le attività di origination e sviluppo, Billion Watts fornisce il capitale e il supporto strategico. Gli asset punteranno a diversificare i ricavi attraverso trading all'ingrosso, arbitraggio energetico e servizi ancillari. Elaine Chen, direttrice di Billion Watts, ha dichiarato: "These assets unlock multiple revenue streams – such as wholesale trading, energy arbitrage, and ancillary services – generating the resilient returns essential for long-term capital allocation." Sul perché dell'Australia: "With its mature regulatory framework and stable demand, Australia is a highly attractive market. By collaborating with local partners, we are accelerating our asset deployment to ultimately build a robust, cross-regional energy portfolio platform."

V2G e integrazione auto-batteria-casa per il prosumer
Stazione di ricarica per auto elettriche: infrastruttura chiave per il V2G e la gestione intelligente dell'energia domestica. Foto di Jakub Zerdzicki su Pexels

Enervest porta nel deal un pipeline consistente: 19 progetti BESS utility-scale e 8 impianti solar+batteria commerciali e industriali già in varie fasi di sviluppo. Billion Watts ha completato oltre 1.800 progetti solari, con installazioni di inverter per 532 MW, sistemi di accumulo per 210 MW e una piattaforma di monitoraggio — Pixel View — che gestisce 560 MW di capacità installata.

Ross Warby, CEO di Enervest, ha inquadrato l'accordo in una logica di scalabilità: "This partnership enables us to scale our sub-5 MW platform in a disciplined and coordinated way, focusing on strategically located sites that deliver measurable value to distribution networks. By developing a portfolio across New South Wales and Victoria, we're establishing a repeatable and scalable model for distributed storage that delivers certainty and long-term resilience for communities and network operators."

Il mercato converge verso il prosumer distribuito

Cosa emerge dall'accostamento tra l'intervista di Tadich e il deal Enervest-Billion Watts? Due segnali distinti che puntano nella stessa direzione: l'energia si decentralizza su asset di piccola taglia — batterie domestiche, impianti sub-5 MW, veicoli V2G — che si coordinano per formare reti resilienti.

I numeri lo confermano: i 10 progetti Enervest-Billion Watts corrispondono in media a 5 MW e 20 MWh ciascuno (50 MW e 200 MWh divisi per 10 installazioni). Dimensioni accessibili a operatori di medie dimensioni e aggregatori di asset distribuiti, non riservate alle grandi utility. Esattamente il segmento che un ecosistema V2G maturo dovrà integrare: veicoli, storage residenziale e piccoli impianti coordinati in modo automatizzato.

Per un prosumer europeo, la traiettoria australiana è indicativa. Il "quadro regolatorio maturo" che Chen cita come principale attrattiva del mercato australiano è ancora un'eccezione globale: in molti paesi europei la remunerazione dei servizi V2G alla rete rimane un nodo irrisolto. I modelli di business che si consolidano oggi in Australia — arbitraggio, trading all'ingrosso, ancillari — sono la mappa che altri mercati seguiranno non appena la regolazione si adeguerà.

Il vero test per il V2G non è tecnologico: la tecnologia esiste già. La sfida è costruire i mercati che la rendano economicamente sostenibile per chi ha scelto l'auto elettrica anche come asset energetico.

Batterie solid-state: Nissan sfida la Cina con il progetto Gelion

La transizione all'auto elettrica è ormai data per scontata dai principali costruttori europei e giapponesi. La vera partita si gioca sui costi delle batterie, dove la Cina vanta un vantaggio strutturale che le case occidentali devono colmare. Nissan ha risposto avviando con la startup britannica Gelion e l'Università di Oxford un progetto triennale per batterie solid-state al litio-zolfo che punta, esplicitamente, a produrre in Occidente a costi inferiori a quelli cinesi.

"I cavalli non sono mai stati vietati": la lezione di Volkswagen

La sostituzione dei motori a combustione non richiede divieti per compiersi — esattamente come i cavalli non furono mai banditi dalle strade. Martin Sander, membro del consiglio di Volkswagen con delega a vendite, marketing e after-sales, ha affrontato il tema in un'intervista ad AutoExpress con una domanda retorica: "Do you know when horses were banned? When was it forbidden to buy horses?" I cavalli sono ancora acquistabili; nessuno li usa per spostarsi.

La ricetta di Sander per convincere i consumatori è concreta: infrastrutture di ricarica, comunicazione positiva e prezzi dell'energia competitivi — "Take all the barriers away" è il presupposto, non la conclusione. L'Unione Europea aveva fissato al 2035 il blocco alle vendite di nuovi veicoli a benzina, scadenza poi ridimensionata: i costruttori dovranno tagliare le emissioni di CO₂ del 90% rispetto ai livelli del 2021, aprendo di fatto alla sopravvivenza di un numero limitato di modelli a combustione. Entro quella data, Sander prevede che rimarrà solo "three, four, five percent of customers" ancora legati al motore a scoppio: una quota residua che Volkswagen non intende inseguire.

La casa tedesca si presenta a questa transizione con una gamma in evoluzione che include l'ID. Polo appena debuttato — compatta elettrica affiancata al Polo a benzina — l'aggiornamento imminente dell'ID.4 e il buon riscontro europeo dell'ID.7. Sul fronte dei range extender, Sander è stato netto: "There is a market in China. In Germany or in Europe at the moment? I don't really see that opportunity."

Gelion, Nissan e Oxford: il progetto Cost-effective, Resilient Solid-state Li-S

Il progetto si chiama Cost-effective, Resilient Solid-state Li-S e coinvolge Gelion, il Nissan Technical Center Europe e l'Università di Oxford in una collaborazione triennale. Il costo totale è di 4,5 milioni di dollari (3,4 milioni di sterline); Gelion riceverà circa 3,2 milioni di dollari (2,4 milioni di sterline) in finanziamento pubblico combinato. Calcolando 3,2 su 4,5 milioni, i fondi pubblici coprono circa il 71% del costo totale: un segnale che i governi occidentali trattano la batteria solid-state a basso costo come una questione strategica.

Auto elettriche globali: il 28% dei nuovi veicoli, batterie a stato solido più economiche
Stoccaggio energetico evoluto: le batterie a stato solido trasformano la mobilità elettrica globale. Foto di Castorly Stock su Pexels

Il cuore tecnologico è la NES (Nano-Encapsulated Sulfur) di Gelion: un materiale catodico a base di zolfo che sostituisce nichel e cobalto — elementi costosi e geograficamente concentrati — con zolfo, abbondante e a basso costo. Combinata con le competenze di Nissan, la NES punta a costruire un pacco batteria al litio-zolfo ad alta potenza e alta energia, più sicuro e longevo rispetto al litio-ione tradizionale.

Adrien Amigues, presidente di Gelion per UK ed Europa e responsabile del progetto, ha definito l'iniziativa "a potential game-changer for the UK, Nissan and Gelion", citando l'ottima adattabilità della tecnologia NES alle architetture solid-state. L'obiettivo è un prototipo commerciale nell'anno fiscale 2027, in linea con il lancio del primo EV Nissan a batterie solid-state previsto per il 2028. Nissan aveva già aperto una linea di produzione all-solid-state a Yokohama nel gennaio 2025 e ha stretto una partnership con la statunitense LiCAP Technologies, che porta la tecnologia Activated Dry Electrode — eliminando l'essiccazione con solventi e riducendo costi e tempi produttivi. Diversi soggetti del settore sostengono che le batterie solid-state possano superare le 620 miglia (1.000 km) di autonomia su singola ricarica.

La corsa con la Cina: BYD già in fase di test

Mentre Nissan costruisce le fondamenta per il 2027-2028, diversi costruttori cinesi stanno già sperimentando prototipi su veicoli reali. Lian Yubo, chief scientist di BYD Group, ha dichiarato nell'aprile 2026 che le batterie all-solid-state hanno raggiunto "a critical stage", pur riconoscendo sfide aperte per la produzione di massa. BYD punta ad avviare la produzione in lotti limitati di batterie sulfide-based solid-state nel 2027, per scalare a produzione di massa entro il 2030.

La Longspur Capital Limited, in un report di ricerca intitolato "Cheaper Than China", sostiene che Gelion ha sviluppato una piattaforma catodica producibile in Occidente a costi già oggi inferiori a quelli cinesi, con miglioramenti documentati rispetto sia al litio-ione sia al sodio-ione. Se questa premessa regge industrialmente, il progetto Nissan-Gelion non è un esercizio accademico: è un tentativo concreto di riequilibrare una filiera dove la Cina ha costruito vantaggi di scala difficili da insidiare.

A giugno 2026, Nissan ha firmato un memorandum d'intesa con Chery International per potenzialmente produrre veicoli del costruttore cinese nel suo impianto di Sunderland — lo stesso stabilimento coinvolto nello sviluppo EV di Nissan in UK. La partita non è una semplice opposizione Oriente-Occidente: è un ecosistema di alleanze incrociate in cui rivali e partner spesso coincidono.

Il prototipo del 2027 sarà il primo banco di prova reale: la tecnologia Gelion dovrà dimostrare di poter tenere il passo con la velocità di scala cinese — non solo nei costi unitari, ma nella capacità produttiva industriale.