Il dato che Tesla ha voluto mostrare è lo 0-60 mph in 0,81 secondi, un tempo a cui nessun'altra auto si è nemmeno avvicinata. Il dato che riguarda chi ha messo la caparra è un altro: la Roadster salita sul palco di McGregor, in Texas, il 15 ottobre 2026 è una due posti a trazione posteriore con 1.341 CV nella configurazione più potente e circa metà dell'autonomia promessa nove anni fa. La dimostrazione è ingegneria vera. L'auto da comprare, per ora, sembra non esserci.
Tre allestimenti, e il record dipende da quale compri
Performance, Thrust e Rocket sono le tre configurazioni annunciate, con prestazioni e canali di accesso molto diversi. La versione prenotabile, la Performance, scatta da 0 a 60 mph in meno di 1,6 secondi e monta il sistema di suzione sotto il pianale. Per scendere sotto il secondo serve la Thrust, a serie limitata, che aggiunge i propulsori posteriori. La Rocket, con i dieci ugelli sul perimetro, è un monoposto acquistabile solo su invito.
| Versione | Posti | 0-60 mph | Disponibilità |
|---|---|---|---|
| Performance | 2 | meno di 1,6 s | su prenotazione |
| Thrust | 2 | meno di 0,9 s | serie limitata |
| Rocket | 1 | meno di 0,59 s | solo su invito |
Lo 0,81 secondi è il tempo dichiarato durante la dimostrazione dal vivo, dopo problemi con il cronometro; in un test registrato in precedenza la vettura, sempre con i propulsori posteriori, aveva fermato il cronometro su 1,0 secondi. Le fonti non sono allineate sull'attribuzione del dato migliore: Electric Cars Report lo lega alla Thrust, mentre TeslaRati ed Electrek assegnano alla Thrust «meno di 0,9 s» e riservano lo 0,59 alla Rocket. C'è anche una discrepanza sul numero di allestimenti: InsideEVs scrive di quattro versioni, le altre testate e il configuratore Tesla ne riportano tre.
I propulsori a gas freddo: 250 kg di gas e 80 kN dietro
Il sistema, sviluppato con il contributo di ingegneri SpaceX, usa 10 ugelli e circa 250 kg di gas compresso. Electrek riporta che i quattro ugelli posteriori sprigionano 80 kN di spinta. Tesla dichiara che il sistema di propulsori genera 4-5 volte la forza che gli pneumatici possono trasmettere a terra. È questo il trucco fisico dietro lo scatto sotto il secondo.
L'architettura è estrema anche nei dettagli: nella Thrust il bagagliaio ospita una cisterna da 200 litri pressurizzata, ricaricabile in due-sei ore con un impianto ad azoto ad alta pressione; ogni carica vale cinque-sei secondi di spinta. Tesla sta lavorando a un sistema che riduca il rabbocco sotto i 30 minuti. Il resto lo fanno le ventole sotto il pianale, che generano fino a 2G di suzione e permettono all'auto di restare attaccata anche a testa in giù.

L'analisi tecnica di Electrek ridimensiona però la retorica del volo: i razzi che spingono la vettura verso l'alto riducono il lavoro degli pneumatici e peggiorano le prestazioni, quindi il salto resta un numero da demo. Discorso diverso per i getti laterali, che in curva potrebbero aggiungere accelerazione oltre il limite del grip. Il dubbio è il ritardo di accensione: nei fotogrammi al rallentatore i propulsori partono prima che l'auto si muova, un po' come un turbo lag elettrico. Electrek giudica anche sorprendentemente alto il dato di 4.700 kg di downforce comparso sul display.
Autonomia e velocità: le promesse del 2017 dimezzate
Tesla dichiara oltre 300 miglia di autonomia nei materiali ufficiali; i tecnici hanno indicato 310-320 miglia in condizioni reali. Nel 2017 la promessa era di 620 miglia: prendendo il valore alto, 320 su 620 fa il 51,6%, cioè poco più della metà. La versione più leggera pesa 1.700 kg (circa 3.700 libbre), con due motori e torque vectoring.
La cura dimagrante ha colpito anche l'abitacolo: dai quattro posti 2+2 promessi nel 2017 si è passati a due posti (uno sulla Rocket). Tesla dichiara oltre 230 mph per la Rocket, contro le «oltre 250 mph» di nove anni fa; InsideEVs riporta invece 214 mph come velocità attuale e 330 mph come target, mentre Musk indica come obiettivo 383 mph (metà della velocità del suono). Le fonti non concordano. L'accelerazione, invece, è migliorata in modo netto: gli 0,81 s valgono il 42,6% degli 1,9 secondi promessi nel 2017.
Prezzo, consegne, omologazione: cosa manca
Non esiste un prezzo, non esiste una data di consegna per i clienti. La produzione è indicata a Giga Texas nel 2028 — Musk ha detto «2028, actually» — mentre TeslaRati parla di «2027 o 2028» e di un avvio 12-18 mesi dopo la demo. Per prenotare servono 50.000 dollari: 5.000 subito e 45.000 entro dieci giorni, altrimenti la prenotazione viene annullata.
Tesla stessa scrive che la Rocket non è approvata per l'uso su strada pubblica e non è disponibile in tutte le regioni; Musk ha ammesso che l'uso di queste funzioni potrebbe non essere legale in ogni giurisdizione. Sul prodotto ha aggiunto: «This is not necessarily a safety-optimized car, but it takes the fun meter to 11 out of 10», e ha riconosciuto di non essere «sicuro che muova l'ago in modo massiccio dal punto di vista dei ricavi». In un approfondimento video pubblicato da Top Gear, Lars Moravy ha detto: «This one, we're going to build».
Cosa cambia per chi versa la caparra
Chi prenota oggi mette sul tavolo la stessa cifra del 2017 — 50.000 dollari — per un'auto che allora prometteva 620 miglia, quattro posti e 1,9 secondi, e che oggi dichiara circa 300 miglia, due posti e meno di 1,6 secondi nella versione effettivamente prenotabile. Il divario tra i due numeri di accelerazione è quasi doppio: 1,6 contro 0,81 secondi, cioè fino al 98% in più. Lo 0-60 che ha fatto il giro del mondo appartiene alla Thrust a serie limitata, il flip in aria alla Rocket su invito: nulla di tutto ciò è la Performance che si compra con la caparra.
Fonti
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